DAL L E ACROBAZ I E I N VO L O A I L IMON I D I MENTONE . I L T I TO L O D I F . 3 , S I F F ERT , LA F . 1 , LA F ORD GT70 . . .
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i sono personaggi dello spettaco-
lo, dello sport, artisti, imprenditori
geniali, che sanno cogliere l’atti-
mo. Brillanti in ogni occasione, hanno
quel tocco magico che permette loro di
eccellere e di distinguersi. François Mazet
è uno di questi. Colto, educato, elegante,
un vero signore
d’antan, eclettico pi-
lota di aerei poi di
auto
da
corsa,
uomo d’affari nel
ramo assicurativo e
bancario,
broker
nelle sponsorizza-
zioni e infine coltiva-
tore di limoni. Jean
François
Jacques
Albert Mazet, nasce
a Parigi il 24 febbra-
io 1943 da una fami-
glia
benestante.
Dopo essersi dedicato a 16 anni al volo
acrobatico, passa alle corse in auto e si
aggiudica nel 1967 il prestigioso Écurie
Volant Shell messo in palio dalla Winfield
Racing School di Nevers-Magny Cours,
una delle più note dell’epoca (che sarà
successivamente patrocinata dalla Elf).
Grazie a questo premio disputa nel 1968 il
campionato transalpino di F.3 con una
Tecno Ford-Novamotor, finendo 4°, e s’i-
scrive alla 1000 km di Parigi su un’Alpine
110 con Georges Houel. E’ una buona an-
nata e ci sono tutti gli ingredienti per fare
meglio, infatti trionfa nel 1969. Mazet vince
il titolo un anno dopo François Cevert
precedendo Jean-Pierre Jaussaud, che
s’imporrà invece la stagio-
ne seguente. E’ un anno
magico dove si mette die-
tro talenti emergenti quali
Depailler, Laffite, Jabouille,
Jarier, Offenstadt, mentre
in campo internazionale
lotta con gente come Pe-
terson, Fittipaldi e il nostro
Vittorio Brambilla. Grazie a
Shell passa nel ‘70 in F.2
con una Brabham BT30
Cosworth FVA della Sports
Motor International a fian-
co di Tim Schenken, per
partecipare all’Europeo e a corse non ti-
tolate, ma capisce che per il team la prima
guida è il pilota australiano e la sua mono-
posto non è all’altezza di quella del com-
pagno, che pure si rivela ugualmente
poco affidabile. A Pau è in prima fila con
Rindt e Jack Brabham, e taglia il traguardo
5° dietro a Rindt, Pescarolo, Schenken,
Bell. E’ 9° a Zolder in Belgio e a Hocken-
heim (Germania), 11° a Rouen. Teniamo
conto che il numero di iscritti a ogni corsa
è di almeno 40 piloti. Numerosi i ritiri per
guasti meccanici; il titolo va a Clay Regaz-
zoni sulla Tecno, uno dei più grandi amici
di Mazet. Chissà, se anche François aves-
se continuato con la scuderia italiana...
Nel frattempo par-
tecipa alla 4 Ore di
Monza e al Tour de
France con una
Ford Capri RS uffi-
ciale del reparto
corse di Colonia,
assieme a Dieter
Glemser e Rauno
Aaltonen, mentre a
Monthléry è nell’a-
bitacolo di un’Alfa
Romeo T33/2. Nel
’71 resta in F.2 pas-
sando a correre per
Joe Siffert, che aveva conosciuto anni pri-
ma, sostituendolo quando è impegnato
in altre categorie come la F.1 e le gare di
durata. Il pilota svizzero di Friburgo nella
sua carriera s’impose in quasi tutte le clas-
siche endurance; in F.1 vinse due GP oltre
ad altre due prove non valide per il Mon-
diale. Mazet usa la sua Chevron B18C-
Cosworth FVA (preparata da Brian Hart) e
di Andrea Cittadini - Foto F. Mazet, S. Giussani, DPPI, Ford Media
FRANÇOIS MAZET: MERAVIGLIOSI FOLLI AL VOLANTE
A Monaco, Mazet con Lauda, Hill, Pace,
Stewart, Ickx e relative consorti. In basso,
con bombetta e ombrello a Londra.




