al debutto a Pau è 4°, corsa che vede cinque piloti francesi ai primi sei posti,
anche se vince lo svedese Reine Wisell; poi è 7° a Rouen e 9° ad Albi. Sempre
per la squadra di Siffert, in coppia con Gérard Larrousse guida al Paul Ricard
nell’Europeo Marche, la sport Chevron B19 Ford 2L. Poi il pilota di Friburgo pro-
pone a Mazet il GP di Francia di F.1 a Le Castellet con la March 701 Cosworth
DFV 3.0, che lui aveva utilizzato l’anno prima. E’ una vettura lenta, anche Siffert
non riuscì ad andare a punti, ma un’opportunità del genere non si può rifiutare.
Mazet arriva 13° nella sua unica gara nella massima categoria. Mazet ricorda
che l’auto era pesante e andava a 7 cilindri anziché a 8. Guy Ligier cercò di
aiutarlo a sistemare il motore. Mazet conosceva bene la pista perché nel ’69 fu
coinvolto nella realizzazione del circuito direttamente da Mr. Paul Ricard, assie-
me a Jean-Pierre Beltoise e Johnny Rives. Quando si recò sul posto c’erano
solo erbacce: nel giro di un inverno l’autodromo fu realizzato e inaugurato il 19
aprile 1970, e nel 1971 ospita il suo primo GP de France. Mazet riesce a termina-
re la corsa: sempre meglio che un ritiro nel GP di casa. Dovrebbe correre an-
che al Nürburgring e Siffert cerca un altro mezzo, ma gli organizzatori non ac-
cettano il cambio d’iscrizione. E’ sempre un pilota ufficiale Ford. Con Helmut
Marko disputa la 4 Ore di Monza con la Ford Capri. Poi dà vita al sodalizio con
John Fitzpatrick al Nurburging, Spa e Paul Ricard sulla nuova Ford Escort. Torna
sulla Capri con Jabouille al Jarama, 4a posizione. Il Motorsport Ford in quegli
anni vive un dualismo tra la sede inglese, che cura lo sviluppo nei rally e in pista
della Escort e la sede di Colonia diretta da Jochen Neerpasch focalizzata sulla
Capri RS 2600 V6. Glemser e Mass vincono rispettivamente nel ’71 e ’72 il titolo
piloti nell’Europeo Turismo. Alla fine Neerpasch (vincitore come pilota a Dayto-
na nel ’68) continuerà la brillante carriera di team manager in BMW e poi in
Mercedes: resta nella storia delle corse per avere creato le serie RS di Ford e
quella M per BMW, e aver lanciato con Mercedes i vari Schumacher, Frentzen,
Wendlinger. La storia di Mazet si lega anche ad un’altra icona Ford: infatti nel
Tour de France 1971 gli viene affidato il prototipo Ford GT70 con Jean Todt
come navigatore. Si porta al comando, poi purtroppo un’uscita di strada in un
tratto alpino spegne ogni velleità. La GT70 è voluta da Stuart Turner et Roger
Clark, col supporto di Walter Hayes, per rinverdire nei rally i fasti della GT40,
ma il cambio di regolamento nel Mondiale fa concentrare il budget sulla Escort
e il progetto della GT70 (solo 6 esemplari) a motore centrale e trazione poste-
riore disegnata da Len Bailey ed Ercole Spada (quella esposta al Salone di To-
rino 1971), viene accantonato. Gerry Birrell portò avanti lo sviluppo, oltre a
Clark, Hannu Mikkola e Timo Makinen. Quanto a Mazet, una serie di circostanze
lo inducono a concludere anzitempo la sua carriera di driver. Il suo mentore
Joe Siffert muore il 24 ottobre 1971 a Brands Hatch per la rottura di una sospen-
sione della sua BRM, nel GP di F.1 extra-Mondiale per celebrare il secondo iri-
de di Jackie Stewart. Poi finisce il supporto da parte della Shell, quando Elf, BP
e Total stanno diventando i maggiori sponsor a sostegno dei piloti cresciuti nel
loro vivaio. Il lavoro in ambito finanziario è sempre più importante per Mazet,
che decide di ritirarsi ripromettendosi magari di riprendere più avanti. A dire il
vero nel 1972 c’è un progetto per correre con una BMW 2800 CS la 24 di Le
Mans in coppia con Dieter Basche per il Castrol Racing Team BMW, ma poi non
si concretizza. In seguito disputa solo qualche corsa con auto storiche. Una del-
le vetture a cui rimane più legato è la Ford Capri, tanto che ne possiede per
diversi anni una con Clay Regazzoni, dato che entrambi passano molto tempo
a Mentone. Era una delle prime 6 macchine realizzate a Colonia. A proposito
di quel modello, Mazet racconta che quando era pilota Ford, usava come vet-
tura stradale una Capri alleggerita che andava davvero forte. Un giorno assie-
me ad Alexander Onassis, figlio di Aristotele Onassis al quale Mazet teneva
lezioni di pilotaggio, decise di lanciarsi a tutta velocità su un tratto di autostra-
da tra Mentone e Nizza non ancora aperto al traffico. Lui e i suoi colleghi erano
definiti “i meravigliosi folli al volante” e volevamo divertirsi a tutto gas. Ale-
xander Onassis possedeva una Porsche 911S: un autentico razzo. Ma la Capri di Mazet non si fece battere. Quella del ’71 che fu di Mazet
e di Regazzoni, è stata messa all’asta nel 2010 da Bonhams al Retromobile di Parigi. Dopo il ritiro, Mazet rimane comunque nel mondo
dei motori e nel 1979 propizia la sponsorizzazione della Lotus da parte della Essex Petroleum di David Thieme con sede a Monaco, che
fa scalpore per lo sfarzo e l’eccentricità glamour nel paddock. Inoltre collabora con l’Automobile Club Monaco. Un aneddoto: quando
Barrichello fu 2° a Monaco con la Stewart GP nel ’97, fu Mazet a condurre Jackie e suo figlio Paul sul palco con il Principe Ranieri per
festeggiare. Ha sempre avuto ottimi rapporti con i colleghi: Jim Clark era affascinato dalle sue acrobazie in volo, ma purtroppo non fece
in tempo a provarci. Lo aveva conosciuto prima di iniziare a correre, così come Jo Siffert, Jo Schlesser e altri, tramite Gérard “Jabby”
Crombac, famoso giornalista svizzero trapiantato a Parigi fondatore di Sport Auto. Furono loro a incoraggiare Mazet a iscriversi al Vo-
lant Shell. La sua vera passione? Dal ’70 a oggi, con dedizione ha trasformato una tenuta di Mentone in uno dei giardini botanici più
belli della Costa Azzurra, con fiori esotici, piante speciali, ulivi e limoni, la specialità della cittadina rivierasca:
www.lacitronneraie.fr.
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KERB N.14 - 2015/16




