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KERB 1.12

auto sportive italiane, e l’altra più elegante e bicolore, nelle tonalità

crema e bianco. La storia di questa auto è presto detta. Nel 1955 la

casa del Portello decise di bandire un concorso per la realizzazione

della Giulietta Spider. Bertone, che già realizzava la Giulietta Sprint,

presentò questa progetto disegnato da Franco Scaglione. Notiamo

bene: il bando prevedeva la realizzazione di almeno un esemplare

completo marciante, non solamente di un progetto virtuale e una

maquette. Pininfarina presentò un altro studio che alla fine ebbe as-

segnata la produzione. Le due vetture di Bertone rimasero uniche.

Quella rossa porta una targa Svizzera e ha una gobba sul cofano an-

teriore. Quella bicolore ha il cofano liscio, più snello e filante, e ap-

partiene a Lopresto, che ha anche rintracciato la prima proprietaria

dell’auto. Infatti a quel tempo i carrozzieri non potevano certo per-

mettersi di conservare ogni realizzazione e una volta completata la

costruzione di una vettura, indipendentemente dal fatto che questa

fosse servita o meno per ottenere una commessa - anzi a maggior

ragione se l’obbiettivo non era stato raggiunto, veniva venduta. La

Spider fu ritirata da una signora che ora vive a Modena: ha ancora

una foto che la ritrae a bordo della Giulietta scoperta. Di questa

foto Lopresto ha fatto fare una gigantografia e l’ha appesa all’inter-

no del suo “museo privato” (non possiamo chiamarlo garage). Per

scherzo, la signora si è prestata a rifare quello stesso scatto fotogra-

fico aggiornandolo ai giorni nostri. La vettura è targata Treviso e ha

interni ugualmente bicolori rosso-bianchi, che non stridono troppo

però con le tinte della carrozzeria. Il volante e i fari delle due vetture

sono differenti: la Spider rossa è più sportiva, quella bicolore più

elegante e classica. Quest’ultima ha il tappo della benzina nascosto

dal logo Alfa Romeo incastonato nel bagagliaio. Quella rossa inve-

ce ha un bocchettone tradizionale. Piccoli dettagli che fanno la dif-

ferenza e che infiammano la sterminata passione di Lopresto, oltre a

giustificare la quotazione di 500.000 Euro dell’auto.

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