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la Lotus 7 nel ’57, vettura poi copiata da tanti

costruttori in tutto il mondo, e data in licen-

za alla Caterham.Auto Galleria Luce ha reso

omaggio alla Lotus, esponendo diversi rari

oggetti di memorabilia e modellismo e sei

vetture. La Cortina Mark1 n.28 del 1963: una

Ford prodotta dal ’63 al ’66 modificata dalla

Lotus. La Mark9 del 1955: barchetta sport in

alluminio. Ne vennero fatte solo 30. Motore

Coventry Climax 1100cc. La Elite S1 n.14 del

1957: prodotta dal ’58 al ’63 chiamata anche

Lotus Tipo 14, era leggerissima, spinta dal

Coventry Climax 1216cc da 75 CV. La Elan S4

n.36 del 1968: questa è una 2+2, con moto-

re di derivazione Ford 1558cc. e interventi

Cosworth, 4 freni a disco. L’Europa GT n.47

del 1966. Coupé GT a 2 porte con motore

centrale prodotta dal 1966 al 1975. La car-

rozzeria era costituita da pannelli in fibra di

vetro incollati al telaio. Motore Renault 16

da 1470cc. La F.Ford n.51 del ‘67. Anche Lotus

costruì una monoposto per questo campio-

nato monomarca che ha allevato tanti talenti

del motorsport. Info:

www.luce-nagoya.jp

.

A

uto Galleria Luce, ha celebrato il 60°

Anniversario del marchio Lotus, che è

coinciso anche con il trentesimo della

morte di Colin Chapman (1982). Sebbene

alcuni sostengano che in realtà non morì

affatto, ma fuggì sotto falsa identità in Suda-

merica dopo esser finito nei guai per l’affare

De Lorean; sarebbe morto realmente verso

la fine degli anni ’90 in Brasile. Misteri da 007

a parte, il marchio Lotus è secondo solo a

quello Ferrari per blasone e prestigio. Cer-

to, oggi è tornato in auge e corre ancora in

F.1, ma non rappresenta il passato. E’ un pec-

cato che Chapman non abbia saputo dare

continuità al marchio prescindendo dalla

sua persona; senza il suo genio ci fu un lento

declino, e nel 1994 il team F.1 chiuse. Tre anni

orsono, il ritorno in F.1 con addirittura due

team a contendersi il nome. Ma la squadra

è l’ex-Benetton-Renault, non un’emanazione

diretta della fabbrica di GT stradali a Nor-

folk. Realtà che nell’86 è stata venduta a GM

e ora appartiene a Proton. Il nome Lotus vie-

ne dall’Oriente. Infatti sembra che Chapman

usasse il soprannome “fiore di loto” per

sua moglie Hazel. Nella mitologia greca,

chi mangia il frutto del loto è felice per tutta

la vita. Probabilmente lo è stato realmente

anche Anthony Colin Bruce Chapman, genio

dell’automobilismo. Scopritore, tra le molte

soluzioni tecniche, dell’ ”effetto suolo” e vin-

citore sia in F.1 che a Indy. Era il 19 maggio

1928 quando Colin nacque in una famiglia

benestante che gestiva pub e hotel in perife-

ria, a Londra. Crebbe al Railway Hotel, Horn-

sey. Nel marzo 1944 incontrò Hazel Williams

a un ballo, e ancora prima del matrimonio,

che avvenne dieci anni dopo, ella lo aiutò

fin da subito nell’impresa, mettendo le 25

sterline che servirono per registrare la Lotus

Engineering Co. Ltd nel 1952.Dopo essersi

laureato all’University College in ingegneria

aeronautica, Chapman passò un breve pe-

riodo nella RAF, poi nel 1948 comprò la sua

prima macchina da competizione, una Austin

7. Iniziò a modificarla e a correrci cambian-

dole nome in Mk1. Con i premi vinti costrui-

va nuove auto. L’apoteosi la raggiunge con

LA LOTUS HA COMPIUTO 60 ANNI. L’EPOPEA CHAPMAN

SEI LOTUS D’EPOCA FANNO RIVIVERE SESSANT’ANNI DI INNOVAZIONE

Foto Hiramatsu

MUS E I E CO L L E Z I ON I

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KERB 2.13