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maggiormente nella costruzione di camion, ma Elio vide un

grande potenziale nella costruzione di carrozzerie speciali per

auto da corsa. Nel ’49 ebbe luce la Fiat 500 by Zagato, e subito

dopo altre Fiat, Lancia, Alfa Romeo, mutarono il core-business

della ditta. Zagato era all’apice della sua creatività. Martinengo

comprò una Fiat 8V nel ’52 e Zagato la modificò in una delle più

belle berlinette dell’epoca, vincendo la Coppa Intereuropa.

Nel frattempo un gruppo di amici aveva fondato la Scuderia

Sant’Ambroeus, dal nome del patrono di Milano. L’idea venne

a Eugenio Dragoni, poi noto come direttore sportivo in Ferrari.

Veniva da una famiglia che produceva cosmetici, e assieme a

Zagato, Martinengo, l’olimpionico di bob Alberto Della Beffa e

Alessandro Zafferri, creò questo sodalizio di gentlemen driver.

Quest’ultimo aveva un’Alfa Romeo 1900, mentre Beffa tra le al-

tre aveva una Giulietta TZ. Ben presto la scuderia divenne un

punto di riferimento per aiutare giovani promettenti, come Bru-

no Deserti, Corrado Manfredini e Giancarlo Baghetti, che con

una Ferrari F.1 schierata dalla Sant’Ambroeus/FISA (Federazio-

ne Italiana Sport Automobilistici), vinse il G.P. di Reims nel 1961.

Dragoni aveva convinto Ferrari ad affidare loro una monoposto

156 Dino. Oltre a Reims, il pilota milanese vinse anche le gare di

Siracusa e Napoli non valide per il mondiale, mentre a Monza

stabilì il record sul giro. Nella Mille Miglia del 1953 Franco Mar-

tinengo ottenne in prestito un’Alfa Romeo Zagato ufficiale e finì

29° assoluto, il suo miglior piazzamento di sempre nella celebre

maratona tricolore dal 1940 al 1957. La sua ultima macchina fu

una Lancia Aurelia B24 “America”. Il figlio Cesare cresceva se-

guendo le orme paterne. A 18 anni prese una nuova Fiat 500 e

andò a Monza, dove incontrò un altro giovane entusiasta, quasi

coetaneo, con la stessa vettura: Gianpiero Moretti. La famiglia

di Moretti aveva un’azienda farmaceutica. Un giorno Moretti

disse a Martinengo di avere un problema: non gli piaceva il

volante della sua auto. Come ricorda lo stesso Cesare Marti-

nengo: “Comprammo un pezzo di alluminio e lo portammo al

garage di Giorgio Pianta in Via Matilde Serao a Milano. Giam-

piero gli mostrò un disegno di quello che voleva, e i meccanici

tagliarono il metallo e fecero anche alcuni fori sulle razze per

alleggerirlo ulteriormente. Poi andammo da un carpentiere per

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KERB 2.13

far fare l’anello di legno largo 35 cm, al posto dei classici 38 o

39 cm. Moretti trovò che il legno era troppo scivoloso, così lo

rivestì di pelle. Fu una bella idea, così ne volli uno anch’io per il

mio go-kart, poi uno Giorgio Pianta, poi un altro Mario Acqua-

ti, che in seguito creò l’azienda di tute Linea Sport e divenne

poi un rivenditore Momo. Gianpiero capì che poteva diventare

un business, così affittò una stanza nel negozio di un barbie-

re e con alcune ragazze iniziò a confezionare i primi volanti.

Quando si dovette decidere un nome per la società, si scel-

te Momo, da Moretti/Monza. Il resto è storia”. Cesare spiega

che Gianpiero gli chiese di unirsi a lui, ma egli pensava che

il lavoro di giornalista gli garantisse maggiori prospettive… A

ogni modo lo raggiunse nel 1978, come export-manager. Marti-

nengo lasciò le corse per concentrarsi nel giornalismo. Realizzò

un celebre reportage, con una foto del cruscotto di Lorenzo

Bandini nel G.P. USA a Watkins Glen, che causò problemi tra

lo stesso Bandini ed Enzo Ferrari, dato che provava la causa

del ritiro in gara. La foto mostrava il contagiri segnare 11.000

giri, ben oltre la soglia limite per non rompere il motore. Dopo

22 anni vendendo volanti in tutto il mondo, anche alla Ferrari,

Martinengo ha deciso di ritirarsi nella sua casa milanese, che

guarda giusto-giusto sopra gli uffici della Momo. Gianpiero

Moretti è morto il 14 gennaio 2012 all’età di 71 anni per un tu-

more. “Gianpiero è stato uno dei miei più grandi amici e pi-

lota della Scuderia Sant’Ambroeus. E’stato un grande amba-

sciatore del racing anche negli Stati Uniti, dove ha vissuto per

molti anni”. A Cesare piacerebbe vedere un ritorno allo spirito

e all’atmosfera delle corse anni ’50, quando alla rivalità in pi-

sta seguiva un grande cameratismo nelle feste dopo gara…

A pag. 72: Franco Martinengo, Elio Zagato e altri amici a Monza. Marti-

nengo - a destra - e Zagato, con le loro Fiat 1100 EZ. Tre dei fondatori

della Scuderia Sant’Ambroeus: Alesandro Zafferri, Alberto Della Beffa

e Franco Martinengo. Quest’ultimo alla partenza della cronoscalata di

San Bartolomeonel ’37 con la sua Fiat 1500. A pagina 73, Martinengo nel

’47, con la Fiat 1500 seconda serie; nella Mille Miglia 1953 con la Fiat 1100

Zagato; il tracciato del 1° GP di Brescia delle Mille Miglia; al via della

Stella Alpina. A lato Cesare Martinengo.