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I
gentlemen driver, piloti per hobby, proprietari dei mezzi
che utilizzano in gara, da sempre sono gli attori principali
del motorsport. Per il semplice motivo che agli inizi erano gli
unici che potevano permettersi di comprare un’auto da corsa,
oppure una vettura utilizzabile sia su strada che in pista. Ancor
oggi in molte categorie c’è spazio per loro, soprattutto nelle
auto storiche. Di recente ho incontrato Cesare Martinengo, un
amico il cui padre è stato uno dei gentlemen driver più attivi
a cavallo della II Guerra Mondiale. Lo stesso Cesare ha corso,
specie con auto italiane; in virtù dell’amicizia tra suo padre ed
Elio Zagato, ha guidato anche la Fiat 750 Abarth Zagato a dop-
pia gobba. Suo padre Francesco (Franco) Martinengo nacque
nel 1912 e prese la licenza da pilota nel 1937, per correre con
una Fiat 1500 in cronoscalate locali. L’avveniristica Fiat 1500 a 6
cilindri e telaio in tubi, fu la prima vettura frutto di uno studio ae-
rodinamico in galleria del vento; venne presentata al Salone di
Milano del ’35 e fece sensazione. Nel 1940 la 1500 fu oggetto di
un restyling, e adottò una griglia frontale a spigolo a forma di V.
Martinengo fu uno dei primi clienti e fu con essa che disputò il
G.P. di Brescia. Infatti a causa di un incidente avvenuto nella Mil-
le Miglia del 1938, il Governo proibì l’organizzazione di gare su
strade cittadine. Scartata l’ipotesi di trasferirla in Africa, sul trac-
ciato Tripoli-Tobruk, l’edizione 1939 non fu disputata. Nel 1940
per ovviare al problema, Renzo Castagneto inventò il 1° G.P.
Brescia delle Mille Miglia, su un circuito stradale appositamen-
A P R O P O S I T O D I M A R T I N E N G O , V E R O G E N T L E M A N D R I V E R
Testo e foto di Graham Gauld
te chiuso al traffico, sul triangolo Brescia-Cremona-Mantova, da
ripetersi nove volte per raggiungere le fatidiche 1000 Miglia.
Franco Martinengo in gara vestiva una giacca sportiva di tipo
inglese, camicia bianca e cravatta. Era l’amministratore delega-
to della Durium Records, casa discografica tra le più importanti
a quei tempi, ma la sua vera passione restavano le corse e as-
sieme ad alcuni amici iniziò a passare il sabato in autodromo
a Monza, affittando la pista. Suo figlio Cesare, che era molto
giovane all’epoca, ricorda bene quei tempi: “In Italia i grandi e
piccoli al sabato giocano a calcio. Io andavo in pista a Monza
con papà, e giravamo per l’autodromo”. Elio Zagato, non solo
aveva grande talento, ma aveva iniziato a lavorare con suo pa-
dre Ugo, che aveva fondato la nota carrozzeria; chiaramente
Elio aveva già le sue idee, in termini stilistici ma anche sul futuro
dell’azienda e alla fine scelse il lavoro a discapito della carriera
di pilota. Fu la 1100 Zagato Berlinetta del ’53, a catturare l’atten-
zione di Martinengo e anche Elio corse con lo stesso modello,
spesso finendo primo e secondo di classe. Con quest’auto i
due disputarono anche la Stella Alpina sulle Dolomiti e il Giro
di Sicilia. I motori delle due auto erano preparati nell’officina di
Piero Facetti, il cui figlio Carlo diventerà un nome importante
nella storia delle competizioni degli anni ’70 e ‘80, provando a
correre a Monza in F.1 nel ’74 con una vecchia Brabham BT42 e
sviluppando la Ferrari 308B Gruppo C che gareggiò a Daytona
nel 1981 e in IMSA. Nel 1947, dopo la guerra, Zagato lavorava
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