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Shawn Higbee, che ha debuttato sullo speedway di Las Vegas nella catego-

ria Open contro le superbike. La moto ha un motore 4 cilindri Honda

CBR600RR fornito dalla Dorna tramite la Geo Technology: “E’ molto stretta -

ha detto Highbee, e compensa la minor potenza rispetto alle Superbike da

1000 cc, con la maggiore rapidità nel raggiungere la velocità massima. E’ leg-

gera e agile questo permette di limitare il gap”. Dopo di lui, l’inglese Luke

Mossey ha provato la moto in California, perché avrebbe dovuto debuttare

nel Mondiale a Silverstone, ma vi ha rinunciato all’ultimo minuto venendo so-

stituito da Jeremy McWilliams. Questa Moto2 adotta alcune soluzioni interes-

santi, come la presenza al posto del serbatoio, di una fuel cell giusto dietro il

motore, che lavora verticalmente facendo gocciolare il carburante a caduta

dall’alto, nel motore, mantenendo sempre la corretta distribuzione dei pesi.

Il forcellone posteriore in carbonio è dotato di ammortizzatore Penske, men-

tre il radiatore è posizionato dietro, per tenere più pulito e aerodinamico il

frontale. Il telaio usa il motore

Honda come elemento portan-

te, incastonato nella struttura in

modo che non ecceda in lar-

ghezza. Il motore è posiziona-

to 50 mm più avanti del solito,

visto che il radiatore è dietro,

per mantenere una distribuzio-

ne dei pesi del 50/50. Il peso

della moto con 16 litri di carbu-

rante (24,61 è la capacità tota-

le) è di 143 kg inclusi acqua,

olio, e motorino d’avviamen-

to; in questa configurazione la

ripartizione dei carichi è di

53,5/46,5, ma con il pilota a

bordo si modifica in 50/50. L’a-

ria che entra dalla “bocca” nel

cupolino, arriva subito nel pro-

pulsore. La moto non ha una

forcella anteriore tradizionale.

La Brough Superior Moto2 se-

para potenza frenante e lavoro

delle sospensioni con un siste-

ma monobraccio A-arm di tipo

SaxTrak, comparabile al Telele-

ver BMW (simile anche al Duo-

lever), ovvero un braccio a

forma di A infulcrato al telaio e

alla testa del cilindro. Gli steli

regolabili a gas sono Traxxion

Dynamics. “Il forcellone ad A

mitiga il trasferimento dei pesi,

ma lo abbiamo disegnato in

modo che senta leggermente

la frenata e venga leggermen-

te compresso, dando il feeling

di una forcella tradizionale. L’e-

scursione può essere regolata

dal perno. La piastra a lato del-

la carena è stata aggiunta per

dare ulteriori regolazioni, visto

che Higbee ha raggiunto i limi-

ti del set-up originale” afferma Taylor. Ho avuto modo di provare la moto

sull’Infineon Raceway di Sonoma, a nord di San Francisco una volta attraver-

sato il Golden Gate, che in realtà è color rosso minio, per resistere alla salse-

dine e all’umidità. L’ho provata prima della presentazione di Hollywood, con

la livrea completamente nera e senza marchi Brough, ma unicamente con

quelli di Taylor e Keogh, e degli sponsor tecnici. Funziona, a patto che ci si

imponga di continuare a frenare fin dentro la curva col rischio di bloccare la

ruota vista l’assenza di ABS, con la certezza che la forcella non va a pacco e

sapendo che la gomma continuerà a lavorare. Ti dà fiducia. E’ impressionante

vedere quanto la sospensione assorba gli avallamenti dell’asfalto anche

quando freni forte e tardi dentro un tornante, ancora un po’, ancora qualche

metro e ooops! sono arrivato troppo lungo questa volta … meglio ricompor-

si. Capisci che il potenziale dell’avantreno è tanto quando riesci a far mente

locale e su quello che questa moto può fare e una convenzionale invece non

potrebbe. Paul Taylor creò per la prima volta questa soluzione sulla Saxon

Triumph del ’94, che si richiama anche a quella usata dalla Britten. E’ comun-

que ancora da perfezionare, visto che McWilliams a Silverstone ha riscontra-

to come per cercare di fare il tempo in qualifica, il fatto di non caricare il peso

sull’anteriore vanifichi la possibilità di avere un angolo di sterzata stretto e

un’uscita di curva rapida. Al contrario la forcella tende a far mancare il punto

di corda. Su questo hanno lavorato i tecnici a Silverstone. La sella bassa offre

una posizione di guida confortevole. La moto è snella e dà una buona prote-

zione alla testa. La posizione delle pedane è invece troppo arretrata e alta

per me e anche per Higbee, però Taylor non prende in considerazione di

spostarle perché significa dover metter mano al telaio. Le gomme sono Dun-

lop. Non esploriamo tutte le possibilità della strumentazione 2D, ma ci con-

centriamo solo sui tempi di cambiata come ci suggerisce il display, e azionia-

mo l’impeccabile selettore HRC con una rapida azione che diventa intuitiva,

anche quando si cambia dalla prima alla seconda con passaggio in folle, tipo

doppietta. Su questa pista si

mette al massimo la quarta. La

frizione servoassistita lavora

bene, con un minimo freno mo-

tore che non pregiudica la sta-

bilità quando si scalano le mar-

ce frenando forte. Quindi devi

pinzare bene la leva della frizio-

ne e scalare in maniera pulita.

Anche se Higbee mi ha detto

che la moto è settata per avere

stabilità piuttosto che agilità, lo

sterzo risulta leggero e ultra-re-

attivo, tanto che non sembra

neanche che ci sia la forcella in

carbonio, ti sembra semplice-

mente di sovrasterzare. La geo-

metria di sterzo stretta e l’inte-

rasse corto, fanno la Brough

estremamente agile e veloce

nel cambio di direzione. Ho gui-

dato tante Honda Supersport

con lo stesso motore, ma più

pesanti di 20 kg e una geome-

tria meno radicale, ed erano più

impegnative della Brough. La

prova è rappresentata dalla cur-

va 8, una esse con 4 curve in se-

quenza che vengono bene. E’

una moto meno fisica delle altre

e meno impegnativa sulla lunga

distanza. Anche con il pieno di

carburante la moto non si scom-

pone, come verificato in sei ses-

sioni di prova nell’ambito di una

giornata

Keigwins@TheTrack

day

(www.keigwin.com)

. Più la

guidi e più ti senti a tuo agio,

magari provando anche una

posizione di guida diversa, old-

style. Per Higbee ha il miglior

telaio che abbia mai provato e

un grande potenziale in genera-

le. Un paio di situazioni critiche le ho avute frenando in discesa nella curva 4,

con la gomma cha ha iniziato a saltare e derapare, e nell’ultima sessione, nel

cercare di controllare un tentativo di impennata fuori dalla curva 11. Alla fine

sono convinto che Paul Taylor e John Keogh siano sulla buona strada. Ci vor-

rà ancora del tempo, tanti test e anche dollari per lo sviluppo per arrivare ad

ottenere il massimo, ma la sua leggerezza, e la forza di fermarsi immediata-

mente un po’ più in là delle altre moto, sono valori che meritano di essere

trasmessi ad un pubblico più vasto. Taylor e Keogh hanno progetti a più am-

pio raggio oltre alle corse, per questo progetto. Il futuro richiederà veicoli

più efficienti e quindi la scelta di usare componenti in carbonio per avere

costi più interessanti rispetto ad altre tecniche e materiali, applicando le co-

noscenze che hanno sviluppato in altri contesti, li rende fiduciosi sulle pro-

spettive di carriera della loro creatura. In definitiva maggior leggerezza signi-

fica migliore efficienza. E le corse, possono contribuire a migliorare la specie,

come ha capito Mark Upham che l’ha marchiata Brough Superior.