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KERB 5.13

N

el 1948 Peugeot guardava già al futuro, rispetto ad altri

costruttori. Dopo aver ottenuto primati nelle competizio-

ni in tutto il mondo, si pensi solo alla magica tripletta nel-

la 500 Miglia di Indianapolis negli anni 1913, 1916 e ’19, la Casa del

Leone aveva già varato un piano industriale su vasta scala e una

gamma completa con prodotti come la 202, la 302, la 402. Proprio

sulla base di quest’ultima, usando un telaio del ’39, quell’anno un

appassionato sudafricano di nome John Tout, realizzò comunque

un’auto da corsa con la griffe del Leone: la Peugeot Racing Spe-

cial. Bella, nel suo colore blu France. Però a Berna nel luglio di quel

1948 lei non c’era. Sul tracciato del Bremgarten si sfidarono altre

vetture, molte dei quali nella livrea rosso scuro che contraddistin-

gueva auto e moto italiane. Una tonalità simile al Rosso Rubino che

è stato scelto come colore di lancio della Peugeot 208 GTi, con

la quale abbiamo raggiunto Berna e ripercorso quel che resta di

quel circuito, lungo 7,28 km. La cui sua fama è indissolubilmente

legata all’edizione del Gran Premio d’Europa che vide la morte di

Omobono Tenni e Achille Varzi. Nel 1948, appunto, quando Peugeot

non pensava più alle gare, ma si apprestava a introdurre la nuova

berlina 203… Volevamo una vettura sportiva di colore rosso scuro

per ricordare il passato. E a tutti gli effetti, un legame col passato

questa 208 GTi ce l’ha, anche se porta ad un periodo meno remoto,

al 1983. Anno di presentazione della iconica 205, della quale si è ce-

lebrato il trentennale. Ebbene, con la 208 la Casa di Sochaux ne ha

trovato l’erede: destinata a ripeterne sia il successo commerciale

che quello racing. Durante il viaggio in Svizzera, questa francesina

tutto pepe (è proprio il caso di dirlo, pensando ai celebri macina

sale&pepe Peugeot trovati nel Ristorante Kornhauskeller, lo scenico

antico granaio), spinta dal turbo 1.6 16V THP a benzina da 200 CV,

rivela tutte le proprie qualità. Alleggerita e con set-up ribassato,

esteriormente denota le carreggiate allargate, l’estrattore con dop-

pio scarico trapezoidale, l’alettone posteriore, i bei cerchi da 17’

nero Carbone Onyx. Grintose le linee di scolpitura della carrozze-

ria. La postazione di guida la conoscevamo già, è quella innovativa

con volante stile F.1 e dimensioni ridotte, con quadro strumenti in

posizione rialzata per renderlo sempre visibile a chi guida, sfruttan-

do razionalmente lo spazio nella plancia. Preciso ed ergonomico

il comando del cambio a 6 rapporti ravvicinati. Belli gli inserti rossi

in tono con la vernice. Assecondano il DNA prestazionale la peda-

liera racing e i sedili in pelle neri con impunture rosse. Comodi e

contenitivi. Il comfort è ottimo, adeguato anche per eventuali pas-

seggeri, idem nel vano bagagli. Sorprendenti i consumi, nonostan-

te gli 800 km percorsi con 200 CV e la perentoria indicazione del

navigatore touchscreen di percorrere il Furka Pass nel viaggio di

ritorno, per non tornare verso Lucerna provenendo dal Ballenberg.

Affrontando i tornanti con disinvoltura, grazie alla coppia sempre

presente fin dal basso, superando temporali, nebbia e condizioni

polari in vetta al passo. L’eco progettazione è un altro campo in

cui la 208 eccelle. Il 25% delle plastiche sulla 208 GTi è di origine

naturale o riciclato; il paraurti posteriore è interamente composto

da materiali «verdi». Un record mondiale di cui il Leone è fiero …

Allora se tutto va bene, cosa si può cambiare? Mi piacerebbe uno

sterzo un po’ più duro e meno sensibile alle asperità dell’asfalto,

anche se quest’ultimo fatto è tipico delle sportive, dato l’assetto. Il

prezzo? 22.200 Euro. Per info,

www.peugeot.it.

Detto dell’auto, par-

liamo dei luoghi. A Berna alloggiamo allo storico e panoramico In-

nere Enge, l’hotel dei grandi jazzisti come Louis Amstrong e “Wild”

Bill Davison. Da qui è stato abbastanza semplice trovare il tracciato

del Bremgarten ancora percorribile, anche se non c’è nessuna in-

dicazione o targa a ricordarne l’esistenza. Unico simbolo rimasto,

l’artigianale memoriale a Varzi, lungo Eymattstrasse (amici di Bern

Tourism, per cortesia, abbiate cura di questo cimelio). L’altro tratto

della pista è ora all’interno di un parco, penetrabile solo in bici o

a piedi, e i segni del manto stradale sono meno visibili. In tema di

motori, Berna è sede dell’Equipe Bernoise, la più grande scuderia

svizzera, che organizza tra l’altro anche lo Slalom di Ambrì in Ticino.

Lo straordinario panorama della capitale Svizzera, Patrimonio mon-

diale dell’UNESCO a partire dal 1983, è caratterizzato dallo charme

cosmopolita di questa città, ricca si storia, e con molti luoghi che

meritano di essere scoperti. Il Palazzo e la Piazza federale, la Torre

dell’Orologio, il Parco degli Orsi (veri! Sono il simbolo della città),

la cattedrale, la casa di Albert Einstein, le fontane e le tipiche ar-

cate con relative cantine una volta ricolme di vino, mentre oggi il

prodotto gastronomico di punta è l’Emmental. A Berna si trovano

esempi di architettura medievale che affiancano forme architettoni-

che ardite, opera delle cosiddette “archistar” internazionali, come il

Museo Paul Klee di Renzo Piano e il centro Westside disegnato da

Daniel Libeskind. Berna è in definitiva una città incantevole, raccolta

attorno al fiume Aar (il mare di Berna), molto apprezzato dai ber-

nesi al pari dei bagni Marzili, che non esitano a tuffarcisi come se

fossero in spiaggia. Piacevole, rilassante, immersa nel verde, con

ristoranti e angoli romantici oppure ritrovi mondani come il Schwel-

lenmätteli, nel mezzo del fiume, a due passi dal quartiere della Mat-

te, foriero di aneddoti. Con una qualità della vita elevata. Andateci,

ne vale la pena, anche nei vicini e incantevoli paesi di Laupen e

Morat (Murten, anche se qui siamo già nel territorio di Friburgo).