Previous Page  7 / 84 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 7 / 84 Next Page
Page Background

Una comunica-

zione intreccia-

ta e convulsa

che

sembre-

rà incredibile

e infinita. La

Gazzetta dello

Sport, 2 luglio:

«Poco

prima

delle 20 italia-

ne, alcune ore

dopo il tragi-

co

incidente

che era costato la vita a Tenni, è perito

in un altro incidente l’asso automobili-

sta Achille Varzi mentre si allenava sul

medesimo circuito del Bremgarten…».

Berna, 1 luglio 1948. L’Alfa scivola sull’a-

sfalto bagnato, si capovolge lentamen-

te. Varzi resta intrappolato nell’abitaco-

lo, batte violentemente la testa contro

il parabrezza e muore sul colpo. Sem-

bra uno scherzo del destino, a guarda-

re la 158 quasi intatta dopo l’urto. Un

incidente strano, all’apparenza inno-

cuo, chiude all’improvviso la vita del

signore di Galliate. (Dal libro di Gior-

gio Terruzzi “Una curva cieca. Vita di

Achille Varzi”, Giorgio Nada Editore).

U

n grande modenese solca la scon-

finata pampa del firmamento: Um-

berto Panini. L’ultimo dei quattro

fratelli che crearono il mito delle figuri-

ne nel mondo. A 83 anni, anche se ma-

lato, lo trovavi nella sua tenuta alla pe-

riferia di Modena, battezzata col nome

Hombre. Sì perché da giovane dopo

esser stato alla Stanguellini, alla Mase-

rati Moto e aver aperto un’officina, Um-

berto emigrò in Venezuela. Fino al ’64

quando il fratello Giuseppe gli scrisse

quella frase passata agli annali: “..l’A-

merica è qua, torna abbiamo bisogno

di te”. Infatti nel 1961 i tre fratelli Benito,

V

arzi torna a Galliate alla fine di

febbraio. Al Gran Premio di Berna,

prima gara dell’annata con l’Alfa

Romeo, mancano quattro mesi. Riposo,

caccia con i due fedelissimi cani spinone,

qualche collaudo con le 158 in costante

evoluzione; una proposta della Cisitalia

per disputare alcune gare con la piccola

vettura a 4 cilindri di 1200 cm3. Perché

no? La prima uscita avviene a Bari il 30

maggio: terzo dietro al brasiliano Chico

Landi e a Felice Bonetto, davanti a Nu-

volari e Franco Cortese che corrono con

una Ferrari. Tazio, ancora lui. Il mantova-

no sta male. I polmoni non reggono più

l’aroma delle corse e la maschera bian-

ca allacciata sulla bocca fa poco o nien-

te. In maggio, aveva giocato per l’ul-

tima volta una magnifica partita con la

Mille Miglia. A bordo di una Ferrari 166

S era riuscito a resistere sino alle porte

di Reggio Emilia nonostante stesse per-

dendo i pezzi dell’automobile e qualche

altra giornata di vita. A Bari pochi giri

dopo il via, cede il volante a Cortese.

Di nuovo insieme, due vecchi signori. Si

ritrovano a Mantova il 13 giugno per di-

sputare una corsa intitolata ai due figli

scomparsi di Nuvolari. Tazio non riesce

Franco Cosimo e Giuseppe, avevano

fondato la Edizioni Panini; erano già ti-

tolari con le sorelle dell’agenzia di di-

stribuzione di giornali e del chiosco di

Corso Duomo. Umberto si occupò del

lato tecnico, progettando e creando i

macchinari per la stampa e il confeziona-

mento dei pacchetti di figurine. Nel 1988

quando l’azienda venne ceduta a Ro-

bert Maxwell, si dedicò alle sue passio-

ni per i motori e l’agroalimentare, nella

“fazenda” che aveva acquistato nel ’72,

producendo parmigiano biologico con

il latte di 500 capi. Qui in un museo tutto

particolare, Umberto mise in salvo l’ex-

nemmeno ad arrivare in fondo; Achille,

sempre con la Cisitalia, è terzo. Poco

prima del via erano rimasti vicini per

qualche minuto sull’asfalto. Due parole,

nient’altro. Bastava uno sguardo, un at-

timo, per comprendere che il gioco era

alla fine. Sul circuito svizzero gareggia-

no moto e auto: Gran Premio d’Europa,

Circuito Motociclistico Internazionale e

Gran Premio Automobilistico di Berna.

Varzi arriva, come accade spesso, in-

sieme a Norma. Arriva da Luino dove il

29 giugno ha dato spettacolo sfidando

un aereo alla guida dell’Arno II, un mo-

toscafo da competizione di Achille Ca-

stoldi, motorizzato Alfa Romeo. A Berna

trova una giornata cattiva, preceduta da

una notte carica di pioggia, quasi inver-

nale. Tocca ai piloti delle moto provare

per primi. Omobono Tenni, valtellinese

di Tirano, classe 1905, «il motociclista più

veloce del mondo», sbanda all’improv-

viso all’uscita della curva Eymatt, perde

il controllo della Guzzi, va a morire con-

tro un muretto. Sono passate da pochi

minuti le 15. In Italia, nelle redazioni dei

giornali, nelle case e negli uffici abitati

da chi, in qualche modo, è legato alle

corse, cominciano ad arrivare le notizie.

07

KERB 5.13

UMBERTO PANINI: HASTA LUEGO, HOMBRE

UNO SCHERZO DEL DESTINO

A

A

A

A

A

A

A

A

collezione ufficiale Maserati, acquistata

nel 1993 da De Tomaso, appena prima

che fosse messa all’asta a Londra. Ono-

re a lui, nel centenario del Tridente.

Giorgio Terruzzi, è uno e trino. Oppure è uno e crine, dal momento che la sua lunga chioma è uno dei suoi segni particolari. Quelli che una volta facevi an-

notare sulla carta d’identità. Se l’è tagliata solo una volta, per una promessa fatta a suo padre... Uno e trino Giorgio, perché è giornalista, scrittore, autore

teatrale, ma anche giocatore di rugby e pure latin lover. Anche se l’amico, collega, rugby-man Marco Pastonesi dice che è brutto. Giorgio, nato alla scuola

di Beppe Viola, per la serie dei “Quelli che…”, ha scritto tanti libri, anche con lo stesso Pastonesi e Diego Abatantuono. Citiamo quello sui fratelli Brambilla

“Il bello del gas” (Zelig). Poi i due su Varzi, per Giorgio Nada Editore: “Una curva cieca” e “Varzi. L’ombra oscura di Nuvolari”. E’ stato anche maestro del

direttore di KERB MOTORI, a Racing, Tele+, 1991, insegnandogli come si fa televisione. Segue la F.1 da trent’anni e riesce ancora oggi a trovarla interessante.

di Giorgio Terruzzi