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mante. La fierezza di essere diversi. Nello stesso anno produs-

se il suo primo pototipo, poi nel ’63 inaugurò il centro di ricerca

e sviluppo ad esso dedicato. Nel 1967 Mazda installò i motori

rotativi sulla Cosmo Sport. Nel ’70 arrivarono le prime auto eu-

ropee in Svizzera, e la Casa nipponica introdusse sul mercato

americano la R100. Nel ’78 si arrivò alla RX7, commercializzata in

diverse versioni di crescente successo, prima di essere sostitu-

ita a partire dal 2003, dalla RX8 (la prima concept risale al 2001).

Una vettura bellissima, a parere di tanti puristi dell’auto: l’apice

del Wankel. Originalissima coupé a quattro porte e quattro po-

sti, con le due portiere posteriori che si aprono a compasso.

Linea intelligente che varrebbe la pena riproporre, magari con

più alternative di propulsore, anche tradizionale, per ampliarne

i volumi di vendita. Il motore di soli 1300 cc, denominato Rene-

sis, le garantiva prestazioni equiparabili a quelle di un motore

tradizionale di 3 litri. Pensando al tema dell’eco-compatibilità,

Mazda è stata tra le prime anche a credere nella propulsione

a idrogeno e a varare nel 2006 le RX-8 Hydrogen RE, viste in

Giappone, Norvegia, Francia. Il prezzo della RX8, molto com-

petitivo in Giappone, cresceva a dismisura del 200% in Europa,

a causa di tasse e dazi doganali. Questo le ha precluso successi

maggiori. Va anche detto però, che il costo di manutenzione

era superiore a quello di un mezzo tradizionale. Il regime di

rotazione altissimo del Wankel (quasi 10.000 giri) generava due

grossi problemi. Il primo era il consumo. La RX8 mangiava olio

quasi con la stessa voracità con cui beve benzina. Un dato che

la renderebbe off-limits con i chiari di luna di oggi. A meno

di non tenerla come seconda macchina da usare nel week-end

per brevi tratti. Il secondo problema è l’usura dei componenti

meccanici, più frequente rispetto ai componenti di un motore

tradizionale. Possibili anche mancate accensioni sia a motore

troppo caldo, che a motore troppo freddo. Ciò nonostante, il

fascino della sfida e la fierezza di voler fare qualcosa di diver-

so, rende questa unità motrice apprezzata da diversi cultori. Le

sempre più severe norme UE contro le emissioni e le difficoltà

di vendita in generale, hanno portato Mazda a terminare la pro-

duzione della RX8. Ciò nonostante, Mazda dichiara di volerlo

continuare a produrre. Vedremo, magari in un modello super-

sportivo di nicchia, o con una propulsione alternativa proprio

per compensare i suoi punti deboli. La RX8 è stata una delle

auto più complete e divertenti dei tempi moderni. Comoda,

bella, veloce, grintosa, relativamente pratica e rara. Niente in-

vecchia in fretta come la tecnologia eppure ancora oggi, nel

2013, alla guida della RX8 (che non dimentichiamolo è ormai

un progetto vecchio di un decennio) si ha la sensazione net-

ta di avere a che fare con qualcosa di tagliente e preciso. La

frenata è decisa e sicura, grazie a un peso contenuto e un as-

setto magistrale; l’aderenza è notevole e l’handling è capace

di dare schiaffi in faccia a moderne sedicenti sportive di ben

altro prezzo e di nuova progettazione. Non sobbalza mai, non

sottosterza e non sovrasterza. Solo metri e metri di tenuta e

divertimento. Quieta e silenziosa sotto i 6.000 giri, l’accelera-

zione diventa inesorabile e progressiva fino al picco di 9.500

giri. E’ in grado di andare da 0 a 160 in una sola marcia (la terza)

in una manciata di secondi: roba da supercar. Altre auto della

stessa categoria danno una maggiore impressione di velocità

per via della maggiore coppia, pur garantendo in pratica pre-

stazioni inferiori. La RX8 invece va forte davvero. Purtroppo,

per adesso sappiamo solo che il 21 Giugno 2012 è stato prodot-

to l’ultimo motore Wankel by Mazda. Frutto di un’alleanza te-

desco-nipponica, non si darà però per vinto così facilmente, e

siamo certi che lo rivedremo tornare in una veste più ecogreen.

In alto a destra il rotore del

Wankel e il team vittorioso a

Le Mans nel

1991.La

prima RX8,

gialla, e l’ultima versione, blu.

La bifuel bianca Hydrogen RE e quella

canna di fucile del giornalista.