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KERB 5.13

I

n tempi di crisi finanziaria e restrizioni sulle emissioni, le case

automobilistiche hanno solo un modo per sopravvivere, e

con una buona gestione aziendale addirittura crescere: in-

vestire nel futuro. Sedersi sugli allori o puntare ostinatamente

su un prodotto obsoleto solo perché “ha funzionato finora” è il

modo migliore per garantirsi un’impietosa conclusione “a gam-

be per aria” nel giro di pochi anni. E’ quasi affascinante vedere

come spesso le case automobilistiche gettino miliardi in tecno-

logie che poi vengono, senza troppi scrupoli, completamente

abbandonate. O quasi. Tra le tecnologie più interessanti che

sono finite per adesso nel dimenticatoio, c’è senz’altro il mo-

tore rotativo Wankel. Da Felix Wankel, l’ingegnere tedesco che

lo ha inventato nel 1957, concretizzando una sua idea originaria

risalente al 1919. Il motore Wankel è costituito da un pistone

di forma triangolare che ruota intorno a un asse all’interno di

un rotore di forma ovale. Per rendere l’idea della particolarità

di questo motore basti dire che il propulsore della RX8, ultima

rappresentante del Wankel, è costituito da due rotori di 650 cc,

ognuno dei quali necessita di due candele, di tipo diverso. Per

anni pilastro tecnico della gamma NSU, il Wankel è stato usato

anche da Mercedes (sulla celebre C111) e GM, così come da Su-

zuki e Norton nelle moto. C’è molta gloria nel passato di questo

motore. Il Wankel è uno dei pochi tentativi credibili di trovare

un alternativa al classico schema a combustione interna e cilin-

dri. Con tanto di glorioso palmares agonistico. Infatti nel 1991

la Mazda 787B è passata alla storia per essere stata la prima e

unica auto giapponese ad aver vinto la 24 Ore di Le Mans, ma

soprattutto, è passata agli annali per essere la prima e finora

unica auto ad aver vinto utilizzando un propulsore non conven-

zionale: appunto il Wankel. Johnny Herbert, Volker Weidler e

Betrand Gachot, con due giri di vantaggio beffarono le favo-

rite Jaguar, Mercedes, Peugeot e Porsche. Tanta roba. Quarta

dopo 6 Ore, terza dopo 12, seconda dopo 18, prima dopo 24,

la Mazda arancione e verde schierata da Mazdaspeed e gestita

da Oreca, si rivelò affidabile e incredibilmente parca nei consu-

mi. Le altre due vetture gemelle in livrea ufficiale bianca e blu

finirono 6a con  Dave Kennedy-Stefan Johansson-Maurizio San-

dro Sala, e 8a con Pierre Dieudonné-Takashi Yorino-Yojiro Tera-

da. Nel ’61 Mazda firmò un accordo con NSU per poter utilizzare

questo propulsore e da allora ne ha fatta la sua punta di dia-