Previous Page  63 / 84 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 63 / 84 Next Page
Page Background

SOLO MAZDA E’ RIUSCITA A VINCERE. TOYOTA CI E’ ANDATA VICINO, DOME CI PROVA SEMPRE!

orgoglio e non come un qualcosa di di-

sonorevole; facendo un’eccezione, per-

ché nella cultura giapponese la sconfitta

equivale al fallimento. Lo stesso discorso

fatto per Toyota vale anche per la Hon-

da in F.1, la quale però vinse alcuni GP:

con Richie Ginther nel 1965 in Messico e

John Surtees nel 1967 nella splendida e

prestigiosa cornice di Monza; oltre a una

vittoria con Button nel 2006 in Ungheria;

il miglior piazzamento in assoluto è però

il 3° posto finale nel mondiale 2004. Hon-

da dunque, rispetto a Toyota è riuscita a

vincere con una propria monoposto, ol-

tre ad aver conquistato diversi titoli come

motorista, fornitrice di Williams e McLa-

ren. Il sogno di vincere o quanto meno di

disputare Le Mans, è sempre stato quello

di Minoru Hayashi, fondatore della Dome

Co. Ltd, che letteralmente significa pro-

prio “sogno di bambino”. Fece debutta-

re la Dome Zero RL nel 1979 e ancor oggi

una Dome si schiera al via della 24 Ore

per avverare un desiderio…

I

l mito della 24 Ore Le Mans è sempre

stato un sogno irrealizzabile per i co-

struttori giapponesi, come il mondiale

di F.1. Fino al 1991, quando forse il meno

atteso tra i marchi nipponici, Mazda, riuscì

nell’impresa dove i colossi hanno finora

fallito. Per di più, con un motore ”alter-

nativo” come il Wankel. Non fu un fuoco

di paglia, tanto che nel ’92 la Mazda 787B

concluse in 4a posizione, dietro ad avver-

sari con nuove sport prototipo davvero

più competitive. Nel 2011 quest’auto con-

servata nel Museo di Hiroshima, è torna-

ta in pista a Le Mans con Johnny Herbert,

Yojiro Terada, David Kennedy e Pierre

Dieudonné nell’ambito delle celebrazioni

del 20 anniversario del successo in terra

di Francia. L’Auto Galleria Luce di Nagoya

alcuni anni orsono dedicò una mostra pro-

prio a tre simboli della passione giappo-

nese per Le Mans: la Mazda vincitrice nel

’91, la Toyota seconda nel ’99 e la Dome

Zero RL81 del 1981. Toyota è stata capace

di sfiorare tre volte la vittoria nella marato-

na endurance della Sarthe, ma l’obbiettivo

era ed è ancor oggi, quello di ottenere un

successo. Per fare un parallelismo, si pensi

all’impegno della stessa Toyota in F.1 ne-

gli anni 2000, che ha portato ad ottenere

un secondo posto in cinque GP: tre con

Jarno Trulli, l’ultimo dei quali nel 2009 pro-

prio in Giappone, e due con Timo Glock.

Nessuna vittoria: una delusione che ha

portato alla chiusura del programma. Pro-

babilmente la causa di tutto ciò fu la man-

canza di una figura di leader carismatico,

equivalente a quella di Ove Andersson,

vincente invece nei rally con la Celica.

Certo è che Toyota nel ’92 e ’99 realizzò le

vetture più belle di tutte ed erano anche

molto veloci. In particolare la prima, la

TS10 che vinse la 1000 km di Monza nel ’92.

La GT-One TS020 del ’99 rischiò di trion-

fare a La Mans con un’equipaggio tutto

giapponese. Sarebbe stata un apoteosi,

e i piloti equiparati a delle divinità. Tut-

to questo non accadde, ma ecco perché

anche un secondo posto è ricordato con

IL SOGNO DELLA 24 ORE DI LE MANS IN GIAPPONE

Foto Hiramatsu, Mazda

MUS E I E CO L L E Z I ON I

63

KERB 5.13