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KERB 5.13

è uno spumeggiante artista francese poco

più che quarantenne, folgorato dall’arte

e dalla 24 Ore di Le Mans. Il suo atelier

potrebbe facilmente essere confuso con

il laboratorio di un comunissimo fabbro,

alle tele preferisce le lamiere che trova in

ogni ordinario cartello stradale, sia esso

di segnalazione o pubblicitario. Pennelli e

spatole sono sostituiti da cesoie, mole da

taglio e saldatrici a filo continuo; ed ecco

che la fantasia conquista la materia, e anno

dopo anno anche l’Europa, esposizioni e

riconoscimenti sfilano come le stagioni.

Nel nostro, cresce la voglia di essere pro-

tagonista anche nel luogo dove si incanta

la sua passione. Anche un altro francese,

brama di corse e di 24 ore: Jacques Nico-

let; il suo approccio è differente, l’abilità

nel suo lavoro gli concede i mezzi neces-

sari per essere uno stimato gentlemen

driver, ma la frenesia diventa altro, non si

accontenta più di acquistare automobili, le

vuole costruire. Fonda un team, ma Magny

Cours è troppo lontano dal centro del suo

cuore, così nel 2011 carica armi e bagagli

e si infila dritto nell’ombelico dell’endu-

rance. Il Tecnoparc di Le Mans, l’area indu-

striale nel mezzo del circuito della 24 ore.

Il materiale da corsa viene incrementato e

sviluppato in proprio , un accordo tecnico

commerciale con Morgan Motor Company

e ora Ligier pone le basi per l’assalto spor-

tivo alla categoria LM P2. Si allargano gli

orizzonti collaborando con il team KCMG

che partecipa alla Asian Le Mans Series

del 2013, altre collaborazioni si aprono a

nuove categorie come la V8 STAR e il cam-

pionato turismo CTCC . Ma quando le luci

della sera avvolgono le strutture, il cuore

ritorna a casa. E batte. Così si pensa a un

nuovo progetto, un prototipo LM P1 per

la Le Mans del 2014. Non ci siamo persi,

abbiamo solamente annodato la genuina

passione degli interpreti di questa storia.

I due si incontrano, si conoscono, nell’arte

di essere saggi, un capitolo è dedicato alla

concretezza, ma quando si impara a volare

diventa difficile rimanere a terra. L’idea è

pazza, e quando anche Pierre Fillon, pre-

sidente dell’Automobile Club de l’Ouest,

concede il suo benestare, niente diventa

fraintendimento. Jacques ci mette un tela-

io, quello con il blasone più elevato fra i

disponibili, quattro partenze a Le Mans e

due podi nel breve volgere di due anni, il

2008 ed il 2010. Fernando da par suo, parla

con il talento. L’obiettivo è la Art Car uffi-

ciale della 90° edizione della 24 Ore di Le

Mans. Quello che fa tremare i polsi, è la

denominazione di ufficiale, non certamen-

te il lavoro da portare avanti, mica si pos-

sono appoggiare pesanti lamiere salvate

alle intemperie, su di una moderna mac-

china da corsa, perbacco: la parola d’or-

dine è leggerezza. Per non cadere in facili

ragionamenti da bar, è necessario sapere

che ogni singola tabella utilizzata dall’ar-

tista, è correttamente ritirata da un rego-

lare servizio di materiali da recupero e

incasellata nel magazzino del laboratorio

in attesa dell’idea giusta. Il primo passo è

stato quello di fissare mediante una infinità

di rivetti a strappo, sulla normale carrozze-

ria in fibra, una seconda pelle di lamiera

opportunamente tagliata alla bisogna.

Dettaglio pratico di vita vissuta , una bella

pulitura prima della seconda passata. In-

tanto abbiamo ricaricato di 120 chilogram-

mi. Spazio ad una creatività inverosimile ,

fra un ”raccordement” una ”entrée” e una

”sortie de véhicules”, diversi fanciulli sulle

strisce pedonali, un bel D 338 alla sommi-

tà. Dopo un paio di mesi, la totalità della

vettura, è stata ricoperta di colore. Pensa,

taglia e salda, le operazioni consuete da

mattina a sera. I numeri lasciano stupefatti,

oltre 20.000 punti di saldatura a collocare

altri duecento cinquanta chilogrammi in

sospensione sugli pneumatici. La scultura

filante nell’aspetto e sgargiante alla vista

è pronta. Diventerà una esplosione di gra-

dazioni combinate in libero movimento

sulla pista? No! In questo modo no! Infatti

così pesante, questa vettura collezione-

rebbe cocenti sconfitte anche in sfida con i

mezzi di soccorso. Fortunatamente fra i so-

stenitori dell’avventura ci sono un paio di

aziendine niente male che risolveranno il

problema. Una è Dassault Systems Design

Studio che attraverso un software partico-

larmente sofisticato legge il lavoro dell’ar-

tista dal pratico della scultura al virtuale, e

una seconda l’Hexis che usando quanto di

meglio i suoi tecnici pongono sul mercato

delle pellicole adesive, trasferisce il virtua-

le di nuovo nel pratico. Il complicato mo-

saico di cartellonistica stradale, pesantissi-

ma opera d’arte, volando sulla leggerezza

dei megabyte, viene incollata alla carroz-

zeria della vera auto da corsa e si presenta

alle verifiche tecniche di Place de la Repu-

blique come Morgan NissanLM P2, numero

di gara 45. Una nuova stella nel firmamento

delle Art Car è in pista. Tanti auguri A.C.O.!