di Andrea Cittadini - Foto HCMedia e vari
N
el 1992 a Suzuka, in Giappone, gli ap-
passionati di F.1 avranno fatto un bal-
zo sulla sedia nel vedere comparire il
nome di Jan Lammers sullo schieramento
di un gran premio. Ben tredici anni dopo
il suo debutto, in Argentina nel 1979! Lam-
mers ha disputato 41 G.P. con monoposto
obsolete, frutto di scelte troppo precipito-
se, prese per arrivare subito in F.1, come
lui stesso ammette oggi, a 56 anni, quando
lo intervistiamo nella sua soleggiata e ven-
tosa Zandvoort. Campione Europeo di F.3
nel 1978, vincitore anche nel GP Lotteria di
Monza, avrebbe potuto correre in F.2, vin-
cere anche lì e trovarsi le porte spalancate
in un top team di F.1. Invece dilapidò il suo
talento, portando soldi a un team in decli-
no come la Shadow del ’79. “Non ero ab-
bastanza maturo e mentalmente pronto al
passaggio in F.1 e non ero facile da gestire.
Volevo tutto o niente. La priorità numero 1
invece deve essere quella di vincere: per-
dere non ti porta a nulla. Se sei in un team
vincente è più facile migliorare. All’epoca
non lo avevo capito e ho provato a forza-
re le tappe. Bisogna essere appassionati,
ma anche ambiziosi e calcolatori, business
oriented”. Negli anni successivi ha corso
con ATS, Ensign, Theodore, e ha ottenuto il
suo miglior risultato in prova a Long Beach
nell’80 con l’ATS. “Gunter Schmidt era un
uomo determinato e corretto. Ho un buon
ricordo. Lavorai con Gustav Brunner ed
Hervé Guilpin. Con l’ATS a Long Beach, al
via partii bene e fui 2°, dopo essermi quali-
ficato con il 4° tempo; poi ruppi la trasmis-
sione”. Al contrario non posso parlar bene
di Mo Nunn della Ensign, visto che aspetto
ancora oggi i 50.000 dollari del contratto.
Con Nichols della Shadow mi sento ogni
tanto”. Chiediamo a Lammers, lumi su un
suo test con la Lotus. “Nel ’79 Chapman or-
ganizzò un test per me, De Angelis, Chee-
ver, South, Mansell, nell’ottica di scegliere
i piloti 1980. De Angelis fu il primo ad es-
sere preso. A me fu chiesto di aspettare,
ma io - sbagliando - ebbi fretta di firmare
con l’ATS e la Lotus ingaggiò Mansell”. Al-
tre occasioni per entrare in team del cali-
bro di Ferrari, Renault, Brabham, lo hanno
solo sfiorato. “Il mio ultimo esploit in F.1
prima del rientro nel 1992, fu a Monaco
1982, quando il giovedì con gomme di ce-
mento mi qualificai sul bagnato (si partiva
in 20). Poi il sabato non potei difendere il
mio risultato e rimasi fuori. Questa presta-
zione però fu notata dalla Ferrari. Infatti
fui contattato per sostituire Villeneuve che
era morto nel GP precedente, quello del
Belgio. Avevo appuntamento con Marco
Piccinini il venerdì sera a Detroit (corsa
successiva a Monaco) per definire la trat-
tativa, ma in prova con la Theodore ebbi
un incidente e mi ruppi un dito finendo in
ospedale. Così la Ferrari optò per Tambay
e poi Andretti quando si fece male an-
che Pironi, e la mia chance andò in fumo.
Quell’anno fui approcciato anche da Jean
Sage della Renault per sostituire Prost in-
fortunato per una gara, proprio a Detroit,
ma poi si riprese in tempo e non se ne fece
nulla. Piquet mi spinse alla Brabham nell’81,
ma Ecclestone preferì i soldi che portava
Rebaque”. La stella di Lammers non bril-
la in F.1 ma splende nella altre categorie,
come BMW M1 Procar, Coppa Renault 5,
Prototipi. E’ uno dei pochi piloti ad aver
corso tutte le classiche con vetture sport
in team ufficiali quali Jaguar, Toyota, Nis-
san, Dome a Le Mans, Daytona, Sebring.
Inoltre ha gareggiato anche a Indianapolis
(“Nell’84 potevo vincere l’ultima gara”). E’
JAN LAMMERS : A VOLTE RI TORNANO
E ’ I L P I L OTA CH E HA GU I DATO P I U ’ F ORMU LA UNO D I TUT T I
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comunque con i prototipi che ha ottenuto
i più grandi successi vincendo la 24 Ore di
Le Mans nell’88 e arrivando 2° nel ’90. Sem-
pre con la Jaguar, ha conquistato due 24
Ore di Daytona ancora nell’88 e nel ’90. Mi
dice che avrebbe vinto anche a Sebring
nel ’95, perchè con la pioggia torrenziale
il cronometraggio manuale perse il con-
to durante una fase di rifornimento senza
safety car, commettendo un errore e re-
galando un giro alla Ferrari 333SP, che in
realtà era dietro alla sua Spice-Chevy. La
sua carriera nell’Endurance era iniziata nel
1983-84 con la Porsche di Richard Lloyd,
poi proseguì con Jaguar a partire dal 1985.
“Ebbi un bel rapporto anche con Tom
Walkinshw, che mi volle in Jaguar e Nis-
san, e anche con la Volvo station-wagon
nel BTCC. Peccato sia finita male la sua av-
ventura nel motorsport”. Il destino di Lam-
mers si è incrociato tante volte anche con
quello di John Gentry, di cui parliamo in
questo numero: alla Shadow, con la Volvo,
alla Dome. La carriera del pilota olandese
è stata abbinata per molti anni proprio alla
casa giapponese, per la quale ha corso
nel locale campionato di F.3000 nell’87 e
’91, mentre ha portato avanti il program-
ma Le Mans dal 2001 al 2007 collaudando
la nuova sport coperta nel 2008. Nel’92 il
clamoroso ritorno in F.1: “Avevo trovato il
budget e corsi in Giappone e in Australia.
A Suzuka sul bagnato avevo il 6° tempo.
Già a fine ‘89 parlai con Tyrrell per torna-
re, ma rimasi nei prototipi e scelsero Alesi.
Nel 1986 avrei dovuto guidare la Dams con
telaio Reynard, ma la mancanza di sponsor
bloccò tutto dopo i test e la presentazione
della macchina”. Ad ogni modo nel ’92 e
’93 Lammers è ufficiale sport con la Toyota.
Poi continua in questa categoria per tante
marche, come Lola, Lotus, Audi R8 nel 2002
a Sebring, fino all’Oreca ibrida a Le Mans
2011. Nel 2006 è tra i protagonisti della se-
rie GP Masters. Oggi si diverte con auto
turismo e storiche come le Porsche-Martini
che trovate a pag. 10 e 11. Come team ma-
nager del Racing for Holland, ha vissuto
l’avventura in A1GP, che riteneva una ca-
tegoria molto spettacolare e l’avventura
Dome a Le Mans. Lammers è uno dei piloti
ad aver provato più monoposto in assolu-
to, anche in test ed esibizioni. Nel 2011 ha
corso nell’Euroboss GP a Zandvoort con la
Tyrrell ex-Rosset finendo 3°. Merita davve-
ro l’appellativo di Mister F.1.
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