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KERB 1.13

correre nel 1959. Il numero di telaio della macchina era 0748TR, originariamente

acquistata da Gottfried Koechert di Vienna, in Austria. Koechertt vinse la sua prima

corsa con quell’auto, e in quella successiva al Nürbrugring scelse Erwin Bauer

come membro dell’equipaggio. Bauer era un pilota di successo con le sport e

aveva disputato il GP di Germania di F.1 con la sua Veritas RS nel 1953. Guidò lui

negli ultimi giri lungo il tracciato dell’ ”Inferno verde”, come lo definirà in seguito

Stewart, e concluse la corsa in 10° posizione. Purtroppo non vide la bandiera a

scacchi, non si è mai capito per quale motivo, e continuò a correre lungo il circuito

fino a quando, nel superare una vettura più lenta, non uscì di pista finendo contro

gli alberi e trovando la morte. La vettura non si danneggiò irreparabilmente; fu

restituita a Maranello dove la comprò Chinetti, che la fece aggiornare nelle speci-

fiche TR59 e la cedette a Laughlin. Gary la usò in Texas fino a quando non ruppe

l’albero motore. Ne comprò un altro a Maranello in occasione di un viaggio d’af-

fari a Milano. Il ricambio gli costò 350 dollari, mentre se l’avesse ordinato dagli

Stati Uniti gli sarebbe costato ben 1.200! Questa cosa lo fece riflettere. Nel 1959 con

due amici piloti texani, Carroll Shelby e Jim Hall (due miti dell’automobilismo) de-

cise che avrebbero costruito la propria granturismo usando il telaio e la meccani-

ca di una Chevrolet Corvette, dal momento che Laughlin era concessionario Che-

vrolet. Inoltre, in caso di rotture, un albero motore sarebbe costato solo 54 dollari:

un risparmio notevole rispetto a una Ferrari. Si misero d’accordo sulla costruzione

di tre prototipi, uno ciascuno, per poi valutare se produrne altre. Fu Laughlin che

suggerì di dare alle vetture un tocco finale: incaricare Sergio Scaglietti di costruire

la carrozzeria in alluminio, simile a quella della Ferrari 250GT Tour de France. Trami-

te il giornalista e fotografo Peter Coltrin, diede a Scaglietti mano libera sullo stile

dell’auto, ma insistette nel fatto che la griglia frontale dovesse restare quella della

Corvette, tipo bocca di squalo, ovale con i ”denti” verticali. In questo avrebbero

abbinato l’eccezionale aspetto estetico di una Ferrari e l’economicità e la robu-

stezza di una Corvette. Tramite Ed Cole, general manager Chevrolet, tre telai furo-

no inviati a Modena, ma passarono 18 mesi prima che l’auto di Laughlin venisse

completata. Scaglietti non voleva irritare Enzo Ferrari, che era il suo miglior cliente.

Le altre due Corvette furono spedite negli Stati Uniti dotate di carrozzeria, ma non

completamente finite in ogni dettaglio. Ad ogni modo la vettura completa faceva

perdere 181 kg. alla Corvette di serie, e catturò subito l’attenzione delle riviste Car

Life e Road & Track nel marzo ’61. Sfortunatamente il management della General

Motors, al quale i tre soci avevano sottoposto l’iniziativa, decise di non dar segui-

to al progetto, nonostante l’entusiastica presentazione di Carroll Shelby. Quindi

Laughlin perse interesse nel progetto e cedette subito la sua vettura, telaio

J59S102405 di colore rosso senza prese d’aria, l’unica a conservare ancor oggi la

griglia originale Corvette. La comprò Fred Gifford, che la tenne per 25 anni riverni-

ciata color argento, e ci fece 27.000 miglia. Passò a Chuck Brahms che la restaurò

completamente da Paul Russell and Company. Poi sembra sia stata messa in ven-

dita dalla collezione Blackhawk e spedita in Giappone. Nel 2009 a Pebble Beach

andò all’asta da Gooding & Company, ma non fu assegnata. La sua quotazione va

dai 600.000 agli 800.000 dollari. La seconda quella blu, era la ex-Jim Hall. Ha ricevu-

to un premio nel Concorso di Amelia Island 2012 e ora appartiene a J.W. “Bill”

Marriott, Jr. di Washington, DC, dopo esser stata in Francia nella collezione di Pa-

trick Getriede. Questa e la terza auto non hanno la griglia originale ma una simil

Ferrari, oltre a prese d’aria sul cofano e laterali, cromate sull’esemplare blu. La

terza vettura era quella originariamente assegnata a Carroll Shelby, ma visto che

non aveva più i soldi per ritirarla, d’accordo con i soci venne subito messa in ven-

dita. E’ l’unica che porta il logo Scaglietti sul cofano ed è sempre stata in America,

prima con Barry Watkins poi con Mike McCafferty, che dopo aver venduto la sua

azienda di software comprò quest’auto e la mise nel suo hangar con il suo aereo,

a fianco del suo letto: sì, l’hangar era anche la sua casa e il suo studio. Nel 2000

quest’ultimo la cedetta al museo Petersen di Los Angeles. Tornando a Gary Lau-

ghlin, continuò a correre con la Testa Rossa TR59 fino al 1961, quando la diede

all’amico texano Alan Connell. Oggi la sport è ancora in USA e appartiene a Ed

Davies che ci corre in gare per vetture d’epoca, e che ha disputato nel 2012 il GP

de Monaco Historique con un’Alfa Romeo Monza.

Nelle foto: A sinistra, Juan Manuel Fangio mostra all’ing. Alfieri il braccio infortunato

dopo l’incidente stradale. Olivier Gendebien con la Ferrari Dino, sorpassa la Mase-

rati 3500GT all’Autodrono di Modena. A destra, la nuova Maserati 3500GT in fabbrica,

pronta per essere provata da Guerrino Bertocchi, davanti a Gary Laughlin e all’ing.

Giulio Alfieri. Laughlin, un giovane Gauld e l’ing. Alfieri. Laughlin in azione con la

Testa Rossa nei colori americani, bianco con strisce blu. Le tre Corvette Scaglietti.

©Gooding&Company

© Petersen Museum