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Questa storia ebbe luogo cinquant’anni fa, durante una delle mie

prime visite a Modena e alla Ferrari, in Viale Trento e Trieste, per in-

contrare la segretaria di Enzo Ferrari e il direttore sportivo Romolo

Tavoni. Quello era l’indirizzo della Scuderia Ferrari, prima del trasfe-

rimento a Maranello, ed era il luogo dove i visitatori e i potenziali

compratori erano accolti. Sul retro c’era un’area dove le auto clienti

e quelle incidentate erano custodite, e mi ricordo che vidi la Ferrari

Monza che l’americano Bob Said aveva incidentato a Sebring nove

mesi prima. Non era stata ancora toccata, ed era ricoperta di polve-

re! La porta si aprì ed uscì un elegante giovane americano in blazer

e pantaloni coordinati. Fu la prima volta che incontrai Gary Laughlin,

industriale petrolifero texano. Mi spiegò che era a Modena perché

aveva intenzione di comprare una Ferrari o una Maserati. Non sape-

vo chi fosse fino a quel momento, ma mi ricordai di averlo visto

l’anno prima al Gran Premio di Modena del 1957, in circostanze dav-

vero drammatiche. Laughlin conosceva Juan Manuel Fangio; il pilo-

ta argentino decise con sua moglie Andreina di raggiungere Mode-

na guidando la sua Lancia Aurelia, per poi prendere parte alla corsa

con la nuova Maserati V12. Invitarono Laughlin a fare il viaggio con

loro e quello che successe in seguito, diede vita a una storia che

fece il giro del mondo. Sulla via Emilia, Fangio stava apprestandosi

a sorpassare un camion, quando l’autista di spostò di colpo taglian-

dogli la strada. Fangio frenò di colpo, ma non c’era abbastanza spa-

zio per passare, buttò l’auto verso l’esterno, ma inevitabilmente

toccò la parte posteriore del camion andando in testacoda. Entram-

be le porte si aprirono, Fangio e la moglie furono sbalzati fuori,

mentre Laughlin rimase impietrito sul sedile posteriore mentre l’auto

si capovolgeva sull’asfalto. Fangio e signora non si fecero molto

male fortunatamente, mentre Laughlin emerse dai rottami malcon-

cio. L’autista del camion si fermò e quando Fangio s’incamminò ver-

so di lui, scoppiò immediatamente a piangere nel realizzare quello

che aveva combinato e col timore di quello che avrebbe detto la

polizia. Tuttavia quando gli agenti arrivarono, fu Fangio che parlò

loro cercando di minimizzare l’accaduto, con un gesto da gran si-

gnore qual’era. Nel frattempo in circuito si sparse la voce che era

rimasto vittima di un serio incidente stradale, e temevamo il peggio.

Immaginate la nostra sorpresa quando lo vedemmo l’indomani

mattina arrivare in pista, con il braccio bendato. Ovviamente non

disputò la corsa. Nel frattempo Gary Laughlin si stava riprendendo

da un’esperienza che non avrebbe mai potuto dimenticare. Ora, un

anno dopo e a pochi giorni di distanza dall’incontro in Ferrari, mi

vidi di nuovo con Gary a Modena, ma questa volta con l’ingegner

GiulioAlfieri e il collaudatore e capo meccanico Guerrino Bertocchi.

Una delle nuove 3500GT, la prima Maserati stradale di serie su vasta

scala, era lì ad aspettare Gary, per essere guidata da lui ed eventual-

mente acquistata. Lui e Bertocchi mi invitarono ad unirmi a loro a

bordo dell’auto. Prima Bertocchi e poi Laughlin guidarono la vettu-

ra, mentre io rimanevo raggomitolato dietro. Appena arrivammo sul

rettilineo che porta verso il cancello sulla via Emilia, sentimmo il ru-

more di una Ferrari, e vedemmo Olivier Gendebien superarci a bor-

do della Ferrari Dino da gran premio. E’ proprio questo che mi por-

terà spesso a Modena. Potevi sederti al muretto dei box, e metterti

in attesa di vedere sfilare di volta in volta piloti in procinto di testare

qualche novità. E Gary Laughlin? Beh, non comprò la Maserati ma

una Ferrari 250GT Cabriolet che fu trasformata in California Spyder.

Ci tenemmo in contatto per corrispondenza e sei mesi dopo mi

scrisse che aveva venduto la Ferrari “…perché ogni volta che mi af-

facciavo alla finestra e la vedevo, mi sembrava semplicemente una

Ford Thinderbird come molte altre!”. Ad ogni modo non fu l’unica

Ferrari che possedette, dal momento che contattò Luigi Chinetti a

New York per ordinare una Ferrari Testa Rossa sport da corsa per

M O D E N A , G A R Y L A U G H L I N E I L P R O G E T T O C O R V E T T E S C A G L I E T T I

Testo e foto di Graham Gauld

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