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KERB 2.13
©collezione L. Malavolti
non lo aiutò e, come scrisse Borsari, Clay
gli renderà la pariglia nel ’76, anche se lui
disse che dai box non gli segnalarono un
cambio gomme. E pensare che fu proprio
Clay a consigliare Lauda a Ferrari nel ’74
al posto di Jarier, e a dare l’ok alla BRM
l’anno prima, dove anziché due monopo-
sto ne schierarono tre. Regazzoni ha corso
anche a Sebring, Daytona, Le Mans, India-
napolis. A Indy ci andò nel ’77, con una
McLaren M16C-Offenhauser appartenente
a Simpson, produttore dei caschi, per il
team di Teddy Yip. Ebbe uno spaventoso
incidente in prova per una barra montata
al contrario, ma restò incolume e partì per
la gara, dove fu fermato da una perdita
dal serbatoio carburante. Con lui c’era an-
che Giulio Borsari, suo ex-meccanico alla
Ferrari, in veste di ospite. Clay era già sta-
to in USA a Seattle nel 1973, con una Lola
T330-Chevrolet V8 di F.5000 del Jones/Ei-
sert Racing, e si ritirò dopo esser stato 2°
nella sua Batteria e 3° in prova. Fu al via
anche nell’ultima gara inglese a Brands
Hatch finendo 12°. Dal 1970 al ’74 strinse il
volante delle Sport Ferrari e Alfa Romeo.
Con Merzario sulla 512S fu costretto al ritiro
a Le Mans nel ’70. L’anno seguente vinse
con Redman a Kyalami con la 312P; poi nel
’72 con Ickx la 1000 km di Monza, e anco-
ra a Kyalami con Merzario. Per certi versi
avanti coi tempi, Clay aprì anche un pub
nel ’73 e creò una linea di jeans. Il Clay che
ci piace di più però, è quello inedito, che
portava la moglie Maria Pia con i figli Gian
Maria e Alessia ai box di Monza nel 1974,
seduti nella postazione dei cronometristi.
Nelle foto a sinistra: la Memorial Room; vincito-
re al Nürburgring. Qui in alto l’inaugurazione del
Clay’s Pub, a Monza con Ferrari, sulla Lola a Se-
attle, sul podio a Digione, alcune delle sue F.1. Il
quadro regalatogli da Aleardo Buzzi che racchiu-
de la sua carriera.
©Andrea Cittadini




