U N A V I T A D A C O R S A , F I N O A L L ’ U L T I M O R E S P I R O
C
arrozziere nel garage del padre a Men-
drisio, Clay Regazzoni inizia a correre
a 24 anni, con una MG Austin Sprite
950 trasformata da spider azzurra in coupé
giallo. Conosce Silvio Moser che lo spro-
na e aiuta, e frequenta la scuola di pilo-
taggio a Monthlery, della
scuderia SAR di Lugano,
con segretario Pablo Fo-
letti. Con una Brabham
F.3 della scuderia Marti-
nelli e Sonvico si fa no-
tare all’estero. Poi nel ’67
l’ingaggio alla Tecno e
nel ’69 quello in Ferrari.
Nel ’70 il debutto in F.1 a
Zandvoort (4°) e la vitto-
ria a Monza, dove si ripe-
te nel ’75, arriva 2° nel ’76,
e 3° nel ’79. Nel ’69 firma
un contratto con la Ferrari
in F.2, ma l’auto non va; può continuare con
la Tecno e andare a vincere l’anno seguen-
te l’Europeo. Che annata grandiosa il 1970!
A parte il dramma di Rindt, morto il sabato
in prova a Monza. Clay si afferma a Brands
Hatch nel ’71 (non valida per il Mondiale)
LA CARR I ERA D I C LAY RE GAZZON I R I V I VE NE L LA MEMOR I AL ROOM
Foto Ferrari, Memorial Room
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con la disastrosa B2, azzeccando il cambio
gomme dopo la pioggia. Il bis nella serie
iridata avviene al Nürburgring il 4 agosto
1974, sugli epici 22 km della Nordschleife,
con 12 secondi su Reutemann. Lo stesso
4 agosto in cui Fangio nel ’57 fece il suo
capolavoro. Vittoria a Digione ’75, nel GP
della Svizzera fuori campionato. Primo di
nuovo a Monza nel ’75, poi a Long Beach
nel ’76, dove il destino lo attenderà spie-
tato quattro anni dopo. Infine Silverstone
1979, l’ultimo successo, ma il primo per la
scuderia di Frank Williams, dopo un gran-
de 2° posto nel GP di Monaco. La rottura
del pedale del freno della Ensign in fondo
alla Shoreline Drive nel 1980, lo costringe
alla sedia a rotelle, ma Regazzoni aveva
rischiato la vita già altre volte. Nel ’68 su
Tecno F.3 a Monaco,
quando il rollbar fece
leva sul guardrail, altri-
menti avrebbe “perso
la testa”. Nel ’73 a Kya-
lami svenne nell’abita-
colo colpito al mento,
dopo che con Ickx si
trovò davanti le mac-
chine di Hailwood e
Charlton incidentate.
Fu lo stesso Hailwood
che lo salvò dall’au-
to in fiamme. Rischiò
anche a Caserta nel
1967, nel funesto GP di F.3, di cui parliamo
a pagina 5. Regazzoni poteva vincere il
Mondiale nel ’74: a quattro gare dalla fine,
sarebbe bastata una parola di Enzo Ferra-
ri per fare gioco di squadra e vincere un
titolo che invece andò a Fittipaldi. Lauda




