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ormalmente sono abbastanza categorico. Ho la capacità di
cambiare idea ma ne ho, generalmente, solo una per og-
getto o luogo o usanza o pensiero. Non ho opinioni contra-
stanti riguardo a Las Vegas o Londra o Firenze o Verona o
Kaunas. Le adoro. Senza nessun “anche se”. Non ho opinio-
ni contrastanti nemmeno riguardo a Madrid e Quarrata (ac-
costamento irriverente). Le detesto. Invece uno dei pochi
luoghi al mondo riguardo al quale ho due opinioni contrastanti è Monaco. Da
un lato è un paradiso economico pieno di businessmen di alto bordo che han-
no bisogno di un posto dove parcheggiare e investire milioni, arabi con molti
molti molti più danari che gusto e ragazzotti playboy da due soldi che si alzano
la mattina nella loro alcova, salgono sulla loro auto da 300.000 euro che hanno
comprato con speculazioni di borsa o i fondi di papà straricco, e fanno le “va-
sche” avanti e indietro intorno al casinò per farsi vedere e fotografare. Che
senso ha? D’altro canto è anche vero che si tratta di un piccolo pezzo di paradi-
so accovacciato sul mare che gode di 300 giorni di sole ogni anno, stato super
efficiente, pulito, zero furti, zero vandalismo, prezzi non così alti come si potreb-
be pensare - case a parte - se lo si conosce bene, e soprattutto una costante e
meravigliosa pletora di supercar e superfemmine. Tralasciando la seconda del-
le due “s” voglio concentrarmi sulle supercar. Se siete malati mentali di automo-
bili come me, Monaco è la vostra mecca. Il vostro Old-Trafford. Il vostro Wim-
bledon. Il vostro settimo cielo. Venite qua e prendete un caffè o una birra o un
tè o un gelato seduti al Cafè de Paris (attività se volete molto nazional-popolare
nel Principato, che però assicura un palcoscenico d’eccezione). Vi garantisco al
quattromila percento che in una qualunque ora di un qualunque giorno di una
qualunque stagione dell’anno vedrete passare almeno una Ferrari ogni sette
minuti. È molto difficile farsi notare a Monaco. Ogni giorno decine e decine di
rampolli figli di sceicchi che controllano dodici o tredici compagnie aeree ven-
gono qua per mettere in mostra la loro Bugatti Veyron. Come in una gara, come
nel Gran Premio di Formula 1 di casa, visto che statisticamente il 50% dei piloti
che prendono parte alla stagione risiede a Monaco. Forse sapete bene quanto
poco conti per me (e quanto credo sia sopravvalutato) l’impatto “eclatante”
che un’auto iper-cavallata ha sui passanti. Ecco perché dovete credermi se vi
dico che è praticamente impossibile muoversi a Monaco se state guidando una
LFA. Perché verrete letteralmente circondati da persone che cercheranno di ve-
dere bene l’auto e sbirciare nell’abitacolo per capire chi siete. Mi sento in do-
vere di avvertirvi, che quello che sto per scrivere potrebbe non essere né con-
ciso né coeso né coerente né sensato né pacato né bilanciato. Ecco: la Lexus
LFA è la migliore auto che abbia mai guidato. Cambia e stravolge totalmente
tutto quello che io abbia mai scritto, pensato e detto sul mondo delle automo-
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KERB 2.14




