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bili. È sensazionale. La sua stessa gestazione ha dell’incredibile. Presentata

come concept per la prima volta nel 2005, ha subito diversi step con la presen-

tazione di altri tre prototipi successivi. La prima maquette in scala 1:1, venne

esposta durante un evento al Fuori Salone di Milano. LF-A era il primo nome di

questo progetto, secondo capitolo della serie F, sigla che contraddistingue le

supercar sportive Lexus e sta per Fuji, circuito di proprietà Toyota alle pendici

dell’omonimo monte. La LFA doveva essere il risultato di 10 anni di sogni, inno-

vazioni, progetti e alta ingegneria, per superare i limiti del possibile, secondo la

filosofia di design L-finesse, radicata nella cultura giapponese: design all’avan-

guardia e tecnologia applicata con finezza, attraverso tre elementi: purezza,

emozione, ospitalità. Pensate che il progettista Haruhiko Tanahashi ha deciso

di rifarla completamente in occasione della presentazione. Il telaio e la carroz-

zeria nel primo prototipo erano realizzati in alluminio, ma persino quel metallo

così leggero era troppo pesante per ottenere prestazioni estreme. Da qui la

decisione di sostituirlo con una carboresina innovativa (CFRP - Carbon Fiber

Reinforced Plastic) ultraleggera ma straordinariamente resistente. La linea finale

ora presenta profili e curve impossibili da realizzare con una carrozzeria in me-

tallo. Per garantire un controllo più severo della qualità Lexus ha deciso di

produrre direttamente la carboresina ed è stato sviluppato un sofisticato pro-

cesso produttivo basato su un telaio in fibra di carbonio. Provate a immaginare

il costo pantagruelico di una decisione simile. Infatti Lexus ha dichiarato di aver

registrato una perdita da ogni singola auto venduta, e per quanto possa sem-

brare paradossale, capita sovente con modelli di questo genere in serie limita-

ta, perché l’obiettivo di queste auto spesso non è quello di fare profitti, ma solo

mostrare la propria “grandeur” tecnologica e fare vetrina. Un vezzo molto nip-

ponico, quello di far vedere ai concorrenti cosa si è capaci di fare in ambito

hi-tech. Lexus uguale Toyota, ovvero primo costruttore al mondo per volumi, o

il secondo, dipende dalle annate. Sul sito sta scritto testualmente: “Lanciata nel

2010 al 41° Salone Internazionale di Tokyo, la Lexus LFA rappresenta uno straor-

dinario successo tecnologico e stabilisce nuovi standard ridefinendo il concet-

to di supercar del XXI secolo”. Solo 500 vetture prodotte al ritmo di 20 al mese

dal 15 dicembre 2010 fino al 14 dicembre 2012, al prezzo di 375.000 Euro. L’hanno

fatta girare infinite volte al Nürburgring finché non è diventata, a tutti gli effetti,

perfetta, con qualche sessione anche a Nardò. Poi hanno realizzato anche la

versione LFA Nürburgring Edition presentata a Ginevra nel 2011, ovvero una LFA

dotata di kit Nürburgring Package da 55.000 Euro€, con tanto di alettone poste-

riore, assetto ribassato di 10 mm e 11 CV in più. Solo 50 kit per altrettante vetture,

a 430.000 Euro in totale. A sottolineare il rapporto simbiotico con il leggendario

percorso tedesco, tanto che ancora in fase di sviluppo, la LFA ufficiale ha corso

la 24 Ore del Nürburgring. In fin dei conti, la LFA di queste pagine è una macchi-

na da corsa travestita da stradale. Non sono mancati i momenti difficili; nel giu-

gno 2010 il capo collaudatore Hiromu Naruse, un mito per l’automobilismo

giapponese, è morto in uno scontro frontale nei dintorni del circuito. Al contra-

rio di quasi tutte le supercar in circolazione, la LFA non ha un cambio a doppia

frizione. E’ stato appositamente scelto un sequenziale ASG con palette al volan-

te a frizione singola (senza pedale) perché più adatto a un motore che cresce

di giri rapidamente, dove la perizia del guidatore diventa fondamentale per

sentire la cambiata e gestirne i tempi, senza alcun dispositivo per ammorbidire

l’innesto. Un cambio brutale e tipicamente racing da usare con rapidità, in suc-

cessione e scalata. La LFA ha un V10 da 4,8 litri che sviluppa 560 cavalli e grida

fino a 8.700. Sviluppato in collaborazione con Yamaha sfruttando il know-how

Toyota F.1, stampa 325 km/h di velocità massima e 3,7” nello 0-100. Alla Lexus

sono stati costretti a montare un contagiri digitale perché quello classico non

sarebbe in grado di tenere il passo del motore mentre sale di giri! L’auto è viva,

è brusca, è impetuosa. Il termine “immediato” è stato inventato per definire la

risposta alla pressione dell’acceleratore della LFA. In modalità sport sopra i set-

temila giri ha una progressione infinita e spaventosa. Scuote il cemento dell’a-

sfalto e dei tunnel autostradali dove l’ho un po’ strapazzata. Non ha importanza

quante foto vi faranno mentre la parcheggiate perché è nella guida la vera

soddisfazione. È il genere di macchina che vi spinge a percorrere quattrocento

chilometri senza mai fermarvi, arrivare, girarvi e tornare indietro solo per conti-

nuare a guidare. Il guaio è che difficilmente potrete comprarne una. Prima di

tutto perché come detto ne sono state prodotte solo 500, 40 delle quali sono

state vendute in Europa, comprese 4 LFA Nürburgring Edition: 15 in Germania, 6

in Svizzera, 5 in Gran Bretagna, 4 in Olanda e 3 in Francia. Un cliente europeo ne

ha prese tre, unico al mondo, mentre altri due un secondo esemplare dopo

avere ricevuto il primo. L’ultima LFA europea è stata consegnata in Svizzera, la

n. 493, a Nicolas Schilling, esportatore di vini italiani e francesi in Giappone e

proprietario di uno dei primi ristoranti giapponesi in Svizzera. Il bianco è stato il

colore più gettonato in Europa (7 unità Whitest White e 7 Pearl White), seguito

dal Black (5) e dal Pearl Red (4). Il Pearl Blue, è stato scelto da 2 clienti, mentre

altri 2 hanno optato per il Pearl Yellow, più popolare in USA. La versione LFA

Nürburgring Edition era disponibile in nero, nero opaco, bianco ed arancione,

come in foto. Per una LFA di “seconda mano” (sì, le prime usate stanno inizian-

do a comparire) vengono chiesti anche 400.000 Euro. Chiaro esempio di “in-

stant classic”, l’auto ha già aumentato il suo valore anziché perderlo… Sul web

ne trovate una a Bologna per 325.000 Euro, sicuramente proveniente dall’este-

ro, visto che nuove in Italia non ne sono arrivate. Se non la trovate, non dispera-

te però. Oso: la rivale Nissan GT-R ha caratteristiche simili, anche se meno sofi-

sticate e il telaio non è in carbonio, e costa quattro volte di meno. Difetti della

LFA? Sì, diversi. Consuma molto per la capacità del serbatoio. Anche con una

guida accorta, si è costretti a continui rifornimenti di carburante, la cintura di si-

curezza è posizionata in maniera scomoda e il prezzo è veramente troppo alto

per un’auto non esotica, specie ora che esiste la GT-R. Certo è che la LFA si in-

serisce di prepotenza negli annali dell’automobilismo. Seguendo il credo per il

quale le supercar devono innanzi tutto far scena sui poster appesi da ragazzini

con occhi sognanti, prima che in strada, la LFA ha le potenzialità per diventare

un’icona.

(http://www.lexus.it/design-innovation/lfa/

).

A lato, la versione stradale nel colore bianco;

quella arancione è la LFA Nürburgring Edition

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