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bre nell’area dedicata al centenario del carrozziere torinese.

Si tratta del primo esemplare costruito, nel 1970, con numero

di telaio 05210001; il contratto di vendita a un industriale spa-

gnolo fu stipulato durante il Salone di Torino 1969, quando av-

venne la presentazione ufficiale. Appartiene ora all’architetto

Corrado Lopresto, noto nel settore per avere allestito una del-

le più belle collezioni al mondo, comprendente pezzi unici

davvero speciali. A pagina 39, vedete lo stesso Lopresto in-

tento a pulire la vettura prima dell’esposizione, unitamente a

Emmanuel Baquet, direttore della Cité de l’Automobile, Musée

national de l’automobile, Collection Schlumpf, che possiede

le Bugatti più belle al mondo, e non solo! Nella foto, sopra, si

vede la Lele in azione durante le fasi del concorso d’eleganza.

La Lele venne originariamente presentata al Salone dell’Auto-

mobile di New York nell’aprile del 1969 come esemplare unico

destinato a un cliente nordamericano. Si trattava di una GT

con quattro posti reali (anche se in realtà l’omologazione era

due+due), prerogativa importante all’epoca anche su un mo-

dello sportivo, con una linea spigolosa e all’avanguardia per

le tendenze di design del periodo. I segnali di apprezzamen-

to ricevuti dal pubblico e dalla stampa, fecero in modo che la

casa automobilistica decidesse di metterla in produzione, en-

trando regolarmente a listino a fine anno, cambiando però gli

interni, per non svilire l’unicità del modello commissionato dal

cliente statunitense. Infatti nella seconda metà degli anni set-

tanta la Casa del grifone avviò lo sviluppo dell’erede del-

la IR300/340, il prodotto ISO Rivolta GT. Confermata la mecca-

nica del modello precedente, il compito di disegnare la nuova

gran turismo venne affidato alla Bertone. Marcello Gandini,

capo progettista e penna più fulgida del design auto in quel

periodo, realizzò una coupé dalle linee tese e moderne, asse-

condando l’evoluzione dei gusti, che andava verso l’abban-

dono delle forme più smussate tipiche degli anni precedenti.

La Lele è caratterizzata da un frontale aggressivo, con fari a

scomparsa - un elemento d’obbligo in quel periodo - che ri-

manevano parzialmente visibili anche in posizione di inutilizzo

(come sulla concorrente Lamborghini Jarama, sempre dise-

gnata da Gandini presso Bertone), e da ampie prese d’aria

laterali che servivano da sfogo al calore prodotto dai di-

schi freno. L’abitacolo molto spazioso è una caratteristica fon-

damentale del modello, che si colloca tra la lussuosa

berlina Fidia e la celebre Grifo, sportiva pura a due posti sec-

chi. Il settore delle gran turismo in grado di ospitare quattro

passeggeri è particolarmente in voga in questo periodo e

tutte le case più blasonate propongono un prodotto che ab-

bia queste caratteristiche. La Lele si distingue immediatamen-

te per la linea ad angolo vivo, una vera inversione di rotta ri-

spetto al modello che andava a sostituire. La mano di Marcello

Gandini, tra le più autorevoli e ispirate firme del mondo auto-

motive, crea una vettura che presenta un anteriore grintoso e

coda di tipo fastback. Ovviamente alcuni dettagli stilistici ri-

chiamano altre sue creazioni di quegli anni, ma rappresentano

chiaramente la firma dell’autore. La linea di cintura in corri-

spondenza del montante posteriore, ricorda la Lamborghini

Espada, mentre il frontale con i gruppi ottici parzialmente a

scomparsa fa pensare al prototipo della Alfa Romeo Montre-

al del 1967 e verrà riproposto sulla Lamborghini Jarama. In ge-

nerale il team dei fari a scomparsa è uno dei biglietti da visita

delle vetture di Gandini. La vista posteriore è cuneiforme, con

un lunotto quasi orizzontale e il cofano bagagli capiente, piat-