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“ … una vettura davvero unica,
di grande valore storico”
minata la carriera agonistica, e ne ha avuto per sè un esem-
plare. Per sostenere negli States le vendite della 164 e della
75 (ribattezzata Milano), nell’89 l’Alfa Romeo decise di corre-
re nella serie CART, la formula uno d’oltreoceano. La Casa
milanese aveva debuttato a Indy nel ’37 con la Tipo C affida-
ta a Rex Mays e corse fino al ’48, quando la Tipo 308 di John-
ny Mauro terminò all’8° posto. Nell’89, appunto, il ritorno,
producendo direttamente i motori (forse traendo spunto da
quello realizzato dalla Ferrari nell’87 per la F.Indy, che non ha
mai corso) ma utilizzando telai inglesi e team locali. Il pro-
gramma non diede i risultati sperati a causa di scelte sbaglia-
te e si concluse alla fine del 1991. In primis quella dell’Alex
Morales Motorsports di Johnny Capels non all’altezza di ge-
stire un programma ufficiale per conto di una marca. Arrivò
solo un 8° posto al debutto a Detroit. Quindi Alfa decise l’an-
no seguente di passare al Pat Patrick Racing diretto da Chip
Ganassi. Un altro errore fu la scelta iniziale dei telai: la March
era in declino, la Lola era più competitiva, ma nel team ci si
accorse di questo solo dopo. Infine i piloti scelti, da Guerre-
ro a Sullivan, erano a fine carriera, “bolliti” dalla F.1. Si sareb-
be dovuto scegliere un giovane americano affamato di risul-
tati. O Mario Andretti, ma il sodalizio con Mario si era un po’
logorato in F.1 a causa della scarsa competitività del mezzo.
Fatto stà che dopo un 1989 inconcludente, si passò appunto
al team Patrick col sostegno dello sponsor Miller. A Indy ven-
nero iscritti Al Unser Sr., Guerrero e tre telai: 01, 02, 03. Pro-
gettata da John Baldwin dopo il suicidio di Maurice Philippe
(anche se la sua morte resta un giallo), la March-Alfa Romeo
90CA ha un telaio monoscocca in honeycomb di alluminio e
fibra di carbonio. Le sospensioni sono del tipo push-rod,
con ammortizzatori a gas Koni. L’impianto frenante è compo-
sto da 4 dischi autoventilanti con pinze Brembo a 4 pistonci-
ni. La vettura è dotata di cambio a 6 marce più retromarcia
ed è spinta da un motore Alfa Romeo V8 di 2.648 cc, alimen-
tato a metanolo puro al 100%. Con una pressione di sovrali-
mentazione di 1,52 bar, è in grado di erogare oltre 700 CV a
11.500 giri. Come detto, alla Indy 500 del ’90, sono iscritte tre
vetture: la March-Alfa Romeo 90CA-002 n°20 con la livrea ne-
ro-oro della Miller Genuine Draft, e la 90CA-003 n°20T (ovve-
ro il muletto) con livrea bianco-oro per il pilota colombiano
Guerrero. La terza vettura, la 90CA-001, distinta dal numero di
gara 40 e dalla livrea bianco-oro della Miller High Life, è affi-
data all’esperto Al Unser Senior, già vincitore della corsa nel
1987. Per poter sostituire l’auto in caso di incidenti, a Indy bi-
sogna iscrivere per forza tutti i diversi telai, a differenza della
F.1, dove una volta si poteva usare il muletto senza problemi.
Nel corso delle prove del 14 maggio, mentre Guerrero è alla
guida della macchina da gara nei colori nero-oro, cede il
supporto dell’alettone posteriore. A causa dell’immediata
perdita di aderenza, il pilota colombiano va in testacoda e
sbatte contro il muretto di protezione nella curva 3. Come
accade spesso in USA quando si picchia contro i muretti in
cemento, l’impatto è violentissimo e la 90CA-002 viene dan-
neggiata irrimediabilmente. Fortunatamente Guerrero non
subisce danni, e quindi si prepara ad affrontare la sessione
di qualifica con il telaio di scorta n. 90CA-003. La monoposto
viene sottoposta alle verifiche tecniche e affronta le prove di
qualificazione con i colori bianco-oro, il numero di gara 20T,




