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pesce: la Sting Ray, appunto. Anche la meccanica

ora è ok: l’auto ha ormai il motore V8 e il cam-

bio manuale a 4 marce. E pensare che all’inizio i

risultati della Corvette non furono soddisfacenti,

tanto che se ne paventò la sua fine, L’arrivo sul

mercato della Ford Thunderbird, attizzò i carboni

ardenti, anche se quest’ultima non era una spor-

tiva, ma solo una scoperta a due posti con target

più lussuoso. Alibi sufficiente in GM per non la-

sciar sgombro il terreno. Dalla C1 del ’53 alla C7

di oggi, passando per la C3 Sting Ray (ora scritto

tutto attaccato). Nel corso degli anni la Corvette

è diventata anche l’auto ufficiale della 500 Miglia

di Indianapolis, pace-car e premio per il vincitore,

alternandosi con la “sorella” Camaro; nella pagi-

na accanto, vedete la Corvette Stingray Model

Year 2014 color Laguna Blu (il nostro preferito)

utilizzata nell’edizione 2013 della corsa. L’Autogal-

leria Luce di Nagoya, ha organizzato pochi mesi

orsono, un’esposizione di alcune delle più cele-

bri Corvette degli anni ’50, ’60 e ’70, a partire da

una C1 del ’54, fino a una C3 del ‘72. Nel dettaglio,

ecco l’elenco dei mezzi esibiti, tre dei quali Con-

vertible (che noi in Europa chiamiamo cabriolet):

- CORVETTE C1 CONVERTIBLE (1954)

- CORVETTE C2 STING RAY COUPE (1963)

- CORVETTE  C2 STING RAY CONVERTIBLE (1965)

- CORVETTE  C2 STING RAY 427 COUPE (1967)

- CORVETTE  C3 STING RAY CONVERTIBLE (1972)

Info:

www.luce-nagoya.jp

N

on è solo l’Europa ad avere fatto la

storia dell’automobile. Anche gli Stati

Uniti hanno recitato la loro parte, e che

parte! Il grande successo della Ford T,

che fu la prima vettura a essere prodotta in catena

di montaggio, segnò una svolta epocale nell’in-

dustria automobilistica mondiale, oltre che negli

States. Qui, la sua diffusione crebbe di pari passo

con lo sviluppo urbano e la nascita delle perife-

rie. Allo stesso tempo si sviluppò con altrettanta

rapidità un primo embrione di sistema autostra-

dale per connettere gli estremi opposti del vasto

continente americano. Nel 1926 venne tracciata la

leggendaria Route 66, da Chicago a Santa Moni-

ca, attraverso il nulla del Midwest. Dopo la secon-

da guerra mondiale, l’auto diventa sempre più un

fenomeno di massa. Secondo i canoni USA deve

essera vistosa, lunga larga, sfacciatamente como-

da e anche performante, a discapito dei limiti di

velocità. Non essendoci problemi legati alla di-

sponibilità di petrolio, viste le ricchezze naturali,

il costo di un gallone di benzina resta e rimarrà

estremamente economico, quindi nessuna marca

si porrà particolari vincoli in termini di consumi an-

che negli anni a venire. Arrivano i “Fifties”, con il

fenomeno del rock’n roll tutto lustrini e brillantina,

mentre in Europa nasce il Campionato Mondiale

di F.1. I giovani americani iniziano a importare auto

sportive europee: inglesi, tedesche, italiane. In

General Motors sentono l’aria che tira: Harley Earl,

boss del design, progetta una nuova tipologia di

vettura: nome in codice EX-122. Siamo nel 1953

e nasce la Corvette, una due posti scoperta che

prende il nome dalle piccole e veloci navi militari.

E’ il primo veicolo di questo genere realizzato ne-

gli Stati Uniti, e diventerà il simbolo dell’auto spor-

tiva americana per eccellenza. Un modello mai

eccessivamente caro. Una storia nata sessant’an-

ni fa che continua ancor oggi, con nuova linfa e

rinnovato vigore: i miti non anno età. La Corvette

voleva essere un’auto meccanicamente semplice,

leggera, affidabile, con uno stile particolare. Per

la carrozzeria si utilizzò un materiale nuovo per

quei tempi, la fibra di vetro, che sarà in seguito

adottato anche nelle competizioni. Il motore 6 ci-

lindri in linea da 4,6 lt. e la trasmissione automatica

a due rapporti provenivano da altri veicoli della

gamma Chevrolet. Il salto di qualità definitivo e

l’ingresso nella leggenda lo si fece grazie a Zora

Arkus-Duntov, ingegnere-pilota russo nato in Bel-

gio, formatosi in Germania e combattente con

l’aviazione francese, con il supporto di Ed Cole

e Bill Mitchell. Fu lui a trasformare e rivoluziona-

re la Corvette, decretandone il successo. Fu lui a

dare il via a un programma racing vincente con la

Corvette SS a Sebring nel ’57, poi continuato pri-

vatamente da Mitchell per il veto di GM di avere

un team ufficiale. Esperienza che portò alla nascita

nel 1963 della Sting Ray, la prima Corvette coupé.

Con linea disegnata da Larry Shinoda a forma di

CHEVROLET CORVETTE: ECHI DEL 60° ANNIVERSARIO

AUTO GALLERIA LUCE HA CELEBRATO IL SIMBOLO DEL SOGNO AMERICANO

Foto Hiramatsu

MUS E I E CO L L E Z I ON I

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