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l’anno dopo, il 1967, apre a Daytona con una vittoria

dell’obsoleto modello Mark II. Neanche il tempo di

spegnere i motori che già a Sebring la nuova Mark

IV rimette in fila la concorrenza, alla guida Andretti e

McLaren; sulla Sarthe tocca a Foyt e Gurney. Apo-

teosi perfetta nel 1969. Ho scritto t’amo nel cemento,

GT 40. Sigla mitica di una vettura meravigliosa come

poche nella storia, un ruggito afrodisiaco, un succes-

so commerciale come pochi. Un giovane pilota bel-

ga, non ancora Mr. Le Mans, il suo compagno britan-

nico. Potremmo accennare ai due Jackie, Oliver e

Ickx, che sfiancano la concorrenza ovunque. Risulta-

to pieno. Il 1971 presenta una nuova va-

riabile in questo nostro gioco, aggiun-

giamo al nome del costruttore della

vettura quello del main sponsor, ed en-

tra in gioco la Porsche 917 K Martini e

Rossi, abbinamento quanto mai vincen-

te nel motor sport. Giovani piloti con i

quali fare conoscenza: Vic Elford e

Gérard Larrousse in Florida e la coppia

Marko-Van Lennep per Le Mans. Prima

di ritrovare un binomio vincente passe-

ranno quasi dieci anni, attraverso i quali

vanno in crisi i campionati mondiali

come li conoscevamo, la formula uno

supera nell’interesse dei media le gare

di resistenza, i regolamenti cambiano.

L’endurance sopravvive a se stesso. Fin-

ché un altro numero magico irrompe a

scaldare i sogni degli appassionati: 935,

una Porsche, direi quasi una world car,

infinite declinazioni di versioni, colori,

team e naturalmente drivers. Febbraio

1979, Sebring. Vince la 935 Coca Cola di

Bob Akin mentre i fratelli Whittington

con la loro versione K3 e il mitico “nu-

mero reservé” si aggiudicano la Le

Mans di quell’anno. I ragazzi di Weis-

sach non dormono certo sugli allori, la

novetrecinque non è ancora pensionata

che già il nuovo mostro meccanico di

Stoccarda muove i primi passi: sorge

l’epoca 956 e per il mercato americano

sarà a disposizione la 962 in perfetta

conformità al regolamento IMSA. Tavo-

lozza artistica di colori, elenco diversifi-

cato di mecenati, esempio conforme di

questo elaborato scenario la 962 che il team T-Bird

Swap Shop di Henn piazza al primo gradino del po-

dio a Sebring, nell’anno di grazia 1985, con due sim-

boli del motor sport, l’americano A.J.Foyt ed il fran-

cese Bob Wollek, al volante. Mentre a Le Mans la

volpe Reinhold Joest segna punti preziosi con la

vecchia 956, quella con l’italiano Paolo Barilla al vo-

lante. Ottanta cinque e ottanta sei solo noveseidue,

Porsche ufficiali contro Porsche private, in Florida

vincono gli sponsor bibitari Coke e Budweiser a Le

Mans resiste la legge del tabacco Rothmans overall.

Le vecchie glorie non mollano, Bell, Mass, Stuck,

Holbert e Rahal dimostrano ai giovani che l’espe-

rienza nella velocità in pista è ancora sinonimo di ri-

sultati. Il nuovo campionato American Le Mans Seri-

es riceve in dote la BMWV 12 LMR subito vincente a

Sebring e poco importa se l’equipaggio è differen-

te; la tattica mordi e fuggi del colosso tedesco rag-

giunge il bottino pieno anche sulla Sarthe dopo l’e-

sperienza costruita nell’anno precedente. Dire che i

duemila sono gli anni Audi è persino banale, la stra-

tegia per la vittoria non concede nulla al caso, tutto

è studiato in maniera maniacale, una armata perfetta

che si muove in sincronia sulle due sponde dell’At-

lantico. L’unica variabile accettabile è indovinare

quale team con quali uomini sarà alla fine vincente.

Vittoria con debutto per la R8, e che debutto, uno-

due a Sebring e podio pieno a Le Mans. L’equipag-

gio che trionfa è formato da Biela, Pirro e Kristensen.

L’anno successivo il 2001, rimane territorio di conqui-

sta dell’Audi Sport Team Joest con i due italiani Ca-

pello e Alboreto coadiuvati da Aiello sul podio alto

a Sebring, e Biela-Pirro-Kristensen abbonati a Le

Mans. La grande industria non partecipa per gioco,

come abbiamo spesso rimarcato, ma per imporre

una supremazia tecnica da poter riversare sul pro-

dotto stradale, in modo tale da ottimizzare costi e

profitti . Seguendo questa logica nel 2002 al motore

viene applicata la tecnologia TFSi, ed è subito vin-

cente. Capello-Pescatori-Herbert ad aggiornare il li-

bro dei record a Sebring. Sul circuito della Sarthe

terzo anno consecutivo per Biela-Pirro-Kristensen .

Piacevole noia al potere. Qualcosa rompe la mono-

tonia nell’anno 2004, in Florida si impone il team

Audi UK Veloqx, novità nella ripetizione, l’equipag-

gio Biela-McNish-Kaffer. Strategia di marketing ap-

plicata magnificamente a Le Mans, vince la

R8 del team Goh Audi Sport Japan. Capel-

lo e Kristensen freschi Bentley Boys nel

2003, affiancati dal giapponese Ara. Supre-

mazia tutta americana del team Champion

per il 2005: Letho-Werner e il solito Kristen-

sen vincono entrambe le gare. Se è vero

che l’appetito vien mangiando, state certi

che ad Ingolstadt non dormono sonni tran-

quilli, la novità per il 2006 è il nuovo motore

V12: no scusate, la novità è che si tratta di

una unità a gasolio, prima corsa a Sebring

e neanche a dirlo prima vittoria. La R 10 TDi

guidata da Capello-McNish-Kristensen

straccia gli avversari. Ormai l’armata Audi

non ha concorrenti nell’endurance, la su-

spance vive solo su quale equipaggio ta-

glierà il traguardo per primo. Infatti sulla

Sarthe toccherà a Biela-Pirro-Werner. Carte

rimescolate nel 2007? Nemmeno per so-

gno, Audi TDi Power non è un eufemismo

pubblicitario solo nelle fiancate delle vet-

ture, il trio Biela-Pirro-Werner si consacra

nuovo vincitore di entrambe le gare in esa-

me. Cinque anni sono passati, dal cilindro

Audi è nata la R 15 V 10 TDi, ma nessuna

vittoria combinata nei due circuiti. No, non

sono mancati i risultati, ma la presenza sul-

le piste del team Peugeot ha sparigliato le

carte. Per ritrovare comunione di vincitori è

necessario saltare all’anno 2012: toh, un’al-

tra Audi, ed ennesima scelta meccanica

differente; questa R 18 è mossa da un V6

3.7 litri sempre con tecnologia TDi. Sebring

2012 è l’inizio di una nuova era, nasce il FIA

WEC e Audi Sport Team Joest mette il pro-

prio sigillo. Al primo colpo Capello-McNish-Kristen-

sen si impongono su tutti. La R 18 per Le Mans diven-

terà E-Tron e verrà portata al successo da una nuova

generazione di virgulti Audi, quali Lotterer-Fassler-

Treluyer. Per dirla come Giuseppe Tomasi di Lampe-

dusa “…tutto cambia affinché nulla cambi…” ed è

confermato nel 2013. Miscellanea di piloti in tuta

Audi Team Joest, ma sempre R 18 E-Tron sugli scudi.

Poi quest’anno sono cambiati i regolamenti, quindi

al limite potremo avere solo un bis di piloti, ma non

di auto. Ad maiora. Nunc et semper.

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