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erti marchi sono affascinanti perché hanno una storia impor-
tante, che consente frequenti flash-back sul passato e offre
in continuazione spunti per idee, eventi, approfondimenti in-
teressanti. Abbiamo avuto l’opportunità di provare quattro gioielli
della produzione Maserati degli anni ’60, quelli della proprietà Orsi,
quelli di maggior fulgore da un punto di vista creativo e di prestigio
per l’azienda di Modena, che veniva dalla conquista del Mondiale
di F.1 nel 1957 e dai successi con le barchette Sport sui circuiti di
tutto il mondo. Dal 1957 in avanti creò gioielli come la 3500 GT, il pri-
mo modello prodotto in serie; poi la Quattroporte e la Mistral nel
’63, fino alla Ghibli nel ’67. Le quattro auto da noi provate: che ap-
partengono a collezionisti, ad eccezione della berlina, di proprietà
diretta della Casa. Le Maserati GranTurismo Sport e GranCabrio
Sport, sono state scelte per fare loro da damigelle. Teatro d’eccel-
lenza di questo défilé, Mantova: dove la storia ha svolto un ruolo
importante e il centro storico è magnifico. La mente va a Giovanni
dalla Bande Nere, che qui vi trovò la fine; poi ai Gonzaga e ai d’E-
ste, a loro imparentati, duchi di Modena. A Mantova, precisamente
a Castel d’Ario, ha avuto i natali uno dei due più grandi piloti della
storia delle competizioni: Tazio Nuvolari. L’altro è Fangio, entrambi
una spanna sopra tutti, senza se e senza ma. Ripercorrere le strade
del “mantovano volante”, proprio da Mantova a Castel d’Ario e ri-
torno, così care al vincitore della Coppa Vanderbilt, ci fa sentire dei
privilegiati. Riviviamo il passato, le gesta di personaggi importanti,
siamo nelle loro terre, stiamo guidando macchine di grande pregio
e valore che hanno fatto la storia dell’automobilismo. Tutto ciò ren-
de ricchi: non dal punto di vista economico, ma da quello culturale
e intellettuale. Sono esperienze, che si ricorderanno sempre con
piacere e che ci estraniano dalle meschinità di questo momento
storico in cui si è in balia di squali economici e politici insipienti.
Speriamo che i suoi cimeli abbiano trovato finalmente una degna
magione con la riapertura del museo: la maglia gialla, il caschet-
to in pelle marrone, la tartaruga d’oro donatagli da D’Annunzio…
L’auto che più ci ha rapiti è la più datata, ma paradossalmente an-
che la più facile e godibile da guidare: la 3500 GT Spyder del ’61
carrozzata da Vignale, attribuita alla mano di Giovanni Michelotti.
La prima auto italiana ad avere gli alzacristalli elettrici di serie. Im-
peccabile nella sua mise blu e bordeaux, con interni in pelle da
vero salotto e uno charme senza epoca. Dolce e passionale nel
lasciarsi condurre “en plein air”. Anche la spaziosità di questa 3500
GT sorprende, specie se paragonata con le auto di oggi. Ci sono
anche due posti di emergenza posteriori. Questo esemplare è uno
degli ultimi a carburatori. Poi si passò all’iniezione. Maciniamo km
sul piccolo circuito estemporaneo, osservati dai due monumenti di
Tazio a Castel d’Ario, che sembrano volerci chiedere le nostre im-
pressioni di guida. Uno è una figura in bronzo a grandezza naturale
- anzi di più, plasmato da Zangani, quello che ha creato anche le
statue di Don Camillo e Peppone a Brescello, già protagoniste di
un nostro servizio sul primo numero di KERB nel 2012. L’altro è il vec-
chio mezzo busto sempre in bronzo di Menozzi, poco lontano dalla
casa natale di Nivola. Ci fissa incuriosito mentre cambiamo auto e
passiamo all’ammiraglia, la Quattroporte, la berlina più veloce del
mondo quando fu presentata nel 1963, disegnata da Pietro Frua per
Vignale. Avevamo già guidato questa delizia sotto la pioggia nei




