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KERB 3.14
rio, che mal sopporta tutto ciò che sa di benessere. Il che ci porta a un
primo problema di prospettiva. Sì, perché normalmente quando l’auto
in questione è una due posti, due porte, sportiva di fascia medio-alta
come questa, i tester amano utilizzare gli aggettivi “epico” e “memora-
bile”. Amano parlare dell’effetto che fa nella vita vera. E la vita vera, in
questo caso, si svolge sui “vialoni” di Firenze, in centro e in zona stadio
Artemio Franchi. Uno dei luoghi comuni più diffusi, se leggete prove di
vetture di questo genere, riguarda la reazione delle altre persone per-
ché nelle riviste si tende a scrivere che tutti si girano a guardare, dando
per scontato che per un’auto essere vistosa sia un pregio, e magari lo è.
Qui a Firenze quello che un mezzo del genere provoca, nella maggior
parte dei casi si chiama “studiata indifferenza”. Gli altri lo vedono il mez-
zo, lo vogliono, lo ammirano. Ma fanno di tutto per non farvelo notare
perché voi lo state guidando e loro no. Ma chi lo guarda, lo ama. E si
vede. La Jaguar F-Type si è rivelata, dalla partenza a Interlaken all’arrivo
qui a Firenze, un’automobile quasi esclusivamente sensazionale. Nel
senso che ognuno dei suoi oggettivamente molteplici pregi non è tatti-
le, ma come dicevamo all’inizio è una sensazione. Non si può toccare
con mano il suono aggrovigliato, rauco e penetrante che esce dagli sca-
richi, ma è esattamente quello il primo punto a favore della F-Type. È pur
sempre una spyder da oltre 80.000 euro e in quanto tale, non deve esse-
re logica ed è quindi giusto che quasi tutte le sue caratteristiche princi-
pali non lo siano. La F, la senti arrivare prima di vederla e quando la vedi,
ecco il secondo enorme bel pregio: è una delle più belle auto uscite
negli ultimi anni. Ha tratti decisi e spigoli nei punti giusti. Tutto, a partire
dalle nervature sul cofano, la doppia presa d’aria frontale, i fari filanti e
gli scarichi doppi posteriori, sembra disegnata con il bisturi da qualcuno
che se ne intende di aerodinamica. Il tutto supervisionato da un guru di
design come Ian Callum. Rimbalzando sull’immancabile pavé di Piazza
della Repubblica a Firenze rifletto su quanto una “scoperta” del genere
non c’entri nulla col contesto, ma è divertente. Mi tolgo ogni velleità
sportiva e pregiudizio sociale e parcheggio davanti allo storico Caffè
Concerto Paszkowski, aperto nel lontano 1846 come birreria e trasforma-
tosi negli anni in bar di alto rango, mi sembra il luogo più adatto per te-
stare le proprietà cittadine di quest’auto così fuori dal suo habitat in questo
ambiente urbano. Dietro di me, la giostra di Piazza della Repubblica, sopra di
me, la vecchia Pensione Pendini e “l’Arcone” con l’iscrizione: “L’antico centro
della città, da secolare squallore a vita nuova restituito”; alla mia sinistra c’è lo
storico cinema-caffè Gambrinus, oggi divenuto, pensate un po’, Hard Rock
Cafe Firenze. Emergo dall’abitacolo in pelle della F-Type in maniera neutrale,
non faccio alcuno sforzo per apparire più o meno spocchioso o più o meno
discreto di quel che potrò sembrare. Un agente segreto non deve destare
nell’occhio, dev’essere naturale, ma il mio giaguaro è relativamente tracotan-
te per natura, inutile tentare di nascondersi. Con un unico movimento fluido,
mi alzo in piedi, chiudo la portiera ed entro nel Caffè Concerto Paszkowski.
Passerò i prossimi 5 minuti a prendere un caffè. Guardo l’auto dalla vetrina
mentre qualche passante distrattamente ispeziona la mia belva e qualcun al-
tro fa delle foto. Il barista mi ha visto scenderne ed entrare nel bar e mi chie-
de: “E’ tua?”. Domanda semplice e concisa richiede risposta semplice e con-
cisa: “No.” Non chiede altro. Niente spiegazioni né dettagli. Potrei averla
rubata per quanto gli interessa. Mi versa un bicchiere d’acqua dopo il caffè e
commenta: “Bella”. Concordo. La F-Type non ha un senso razionale. Non ha
un senso in autostrada né in città. Non ha un bagagliaio ampio e non è a buon
mercato. Ma rimane fantastica. Non c’è altra auto che avrei preferito guidare
oggi in questa cavalcata autostradale dalla lucente e ordinata Interlaken,
all’opaca ma splendida (mia cara) Firenze. Seconda o terza auto da coppia su
di giri. Non ha senso razionale, appunto, ma proprio per questo è un’auto
estremamente desiderabile. Mi piace. C’è uno strapiombo di differenza tra la
F-Type e tutte le sue plausibili rivali di mercato: mentre quest’ultime sono
alunne impeccabili e puntuali nel dare lezioni di dinamica e tecnica, la Jaguar
è una scapestrata ed eversiva allieva che rifiuta di imparare le buone manie-
re. È un’emozione scalpitante capziosamente infilata dentro parti meccaniche.
Se fra voi qualcuno sarà così fortunato da possederne una, se ne innamorerà.
Avere una Jaguar F-Type per molti versi è come avere una fidanzata lunatica,
molto decisa e intraprendente, che ama Chablis a profusione (McEwan do-
cet) e che vuole solo mangiare in ristoranti con conto a tre cifre. Non è sem-
plice ma si continua a perseverare, perché ha il viso di un angelo, il corpo di
una super-modella e occasionalmente… E’ il fascino dell’agente segreto.




