52
C
i sono vetture che passano alla storia
per i loro grandi successi, per le innova-
zioni che hanno introdotto o per il pilota
che le ha guidate. Ci sono altri modelli inve-
ce, che diventano celebri per motivi del tut-
to diversi. E’ il caso della Maserati 420/M/58
Eldorado, telaio 4203, famosa soprattutto
per essere stata la prima monoposto in Eu-
ropa ad avere la carrozzeria verniciata nei
colori di uno sponsor e non in quello della
propria nazione. A dire il vero, era stata sem-
pre la Casa del Tridente a introdurre gli
sponsor su una vettura da corsa nel 1957,
quando 300S, 350S e 450S si presentarono
alla Mille Miglia con il logo Buitoni sulle fian-
cate. La nascita della 420/M/58, fu patrocina-
ta dal commendator Gino Zanetti, dell’indu-
stria di gelati Eldorado, dopo che la
Maserati si era ritirata ufficialmente dalle cor-
se alla fine del 1957. Una volta conquistato il
titolo mondiale di F.1 con Juan Manuel Fan-
gio, decise di costruire vetture da gara solo
su richiesta di clienti privati, fornendo loro
assistenza. La Eldorado nacque per parteci-
pare al “Trofeo dei due Mondi”, che con-
templava l’idea di organizzare una 500 Mi-
glia a Monza, replica di quella di
Indianapolis, con al via i migliori piloti ameri-
cani ed europei. Furono sufficienti pochi
mesi all’ingegner Giulio Alfieri, per dare vita
alla 420M/58. Il motore, derivato dall’otto ci-
lindri che aveva equipaggiato le 450S bi-al-
bero, aveva una cilindrata ridotta a 4.190 cc
(grazie alla corsa corta) ed era alimentato
con quattro carburatori Weber a doppio
corpo. Capace di 410 CV a 8.000 giri, quest’u-
nità funzionava grazie a una miscela alcool-
benzina, ed era montata disassata nove cen-
timetri
a
sinistra
rispetto
all’asse
longitudinale, così come la trasmissione.
Questa scelta era stata fatta per garantire
una distribuzione dei pesi più adeguata, te-
nendo conto del senso di marcia antiorario
nelle curve sopraelevate di Monza. Il pro-
pulsore della Eldorado, era il terzo e ultimo
esemplare realizzato da Maserati con que-
ste specifiche. I primi due erano stati com-
missionati dalla scuderia italo-americana di
Tony Parravano, secondo i regolamenti Indy.
Il cambio aveva due soli rapporti mentre il
ponte posteriore era privo del differenziale.
Il telaio tubolare derivava da quello della
pluri-vittoriosa 250F, sebbene risultasse sur-
dimensionato rispetto a quest’ultimo, anche
a causa dei numerosi rinforzi introdotti per
permettere al bolide di resistere alle solleci-
tazioni della pavimentazione in cemento
dell’autodromo monzese. La ricerca per ov-
viare all’aumento di peso, portò all’adozio-
ne di ruote a disco in lega leggera Halibrand
e pneumatici Firestone con profilo a treccia,
gonfiati a gas elio. Con questi accorgimenti,
la vettura arrivava a 758 kg.. La carrozzeria in
alluminio, battuta a mano da Fantuzzi, era ca-
ratterizzata da una pinna verticale dietro l’a-
bitacolo oltre che da una grossa presa d’a-
ria per i carburatori. Con questa monoposto,
dunque, la Maserati si accingeva a sfidare le
altre Case europee e americane per conqui-
stare la 500 Miglia di Monza. Questo evento
aveva un sapore del tutto particolare per-
ché metteva a confronto due scuole di pen-
MONZANAPO L I S
I L TRO F E O D E I DU E MOND I E LA MAS ERAT I 420/M/ 58 E L DORADO
siero: se in USA le automobili perfette erano
quelle robuste e comode per le lunghe per-
correnze, per gli europei invece dovevano
essere leggere e brillanti nelle prestazioni.
Diverso era anche il modo di concepire le
corse: per gli americani dovevano essere
soprattutto spettacolari, mentre in Europa
rappresentavano la vetrina tecnologica dei
costruttori. Ancora oggi è così! L’idea di
confrontare questi due universi che così
poco avevano in comune, iniziò a trovare
sempre più consensi. I costruttori europei
volevano sfruttare il ritorno di immagine de-
rivante da un’eventuale vittoria contro gli
statunitensi e già molti anni prima avevano
mostrato molto interesse per le gare che si
svolgevano oltre oceano, tanto che già nel
1913 la Peugeot di Jules Goux vinse la 500
Miglia di Indianapolis. La Casa del Leone
bissò il successo anche nel 1916 e si ripeté
nel 1919. Questo fu l’ultimo primato di una
marca europea alla 500 Miglia di Indianapo-
lis fino al 1939, quando nel “catino” più famo-
so del mondo la Maserati 8CTF di Wilbur
Shaw sbaragliò la concorrenza con due af-
fermazioni che ancora oggi rimangono epi-
che e che hanno consentito a Maserati di
essere l’unica casa italiana ad aver vinto sul
circuito dell’Indiana. Le vittorie di Shaw sa-
rebbero potute essere addirittura tre, ma
nell’edizione del 1941 - nel corso del penulti-
mo giro - ruppe una ruota mentre si trovava
in testa. Ted Horn, sempre alla guida della
8CTF, concluse terzo. Lo stesso Horn salì sul
gradino più basso del podio anche nelle
edizioni del 1946 e del 1947. Nel corso della
di Luca Giraldi - Foto Maserati
@B. Cahier




