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Al Mugello uscì nuovamente di strada sul

ciglio di un burrone, ma un tronco d’albero

le fu provvidenziale. Una volta rimessasi,

comprò una Maserati A6CGS 2 litri, giunse

2ª assoluta nel Campionato Italiano Sport

e partecipò alla Mille Miglia del 1955. En-

trò nella Scuderia Centro-Sud di Mimmo

Dei e divenne pilota ufficiale della Casa di

Modena, dividendo premi e costi al 50%.

Vinse la cronoscalata Catania-Etna, sui 40

km di curve e tornanti della strada che si

arrampica sul vulcano. Duemila metri di

dislivello percorsi a 116 km/ora di media,

battendo il record stabilito l’anno prima

da Piero Taruffi. Al Tridente restò fedele

fino alla fine della propria attività, e rima-

se legata al marchio come Presidente del

Registro Maserati. Maria Teresa de Filippis

assurse definitivamente alla notorietà nel

1958, quando con una 250F sbarcò in F.1.

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U

n gruppo bancario svizzero che in-

veste in F.1 ha deciso di scegliere lei

quale testimonial della sua nuova cam-

pagna pubblicitaria. Chi ha avuto modo di

vedere lo spot televisivo, è rimasto affa-

scinato dalle splendide immagini girate

nel 2011 sul circuito di Monza (e dove se

no?), allorché a ottantacinque anni Maria

Teresa de Filippis tornò al volante della

Maserati 250F. L’auto che lei, prima donna

al mondo a debuttare in F.1, guidò a Spa

nel 1958. Anche le foto sono molto belle.

Peccato non ce le abbiamo lasciate usa-

re. Possiamo però intravedere Maria nella

campagna pubblicitaria, con un casco e

una tuta nuovi, ma rigorosamente in sti-

le vintage. Gli occhialoni di una volta e il

suo sguardo acuto, concentrato, intenso.

Baronessa napoletana, Maria Teresa iniziò

a correre giovanissima nel 1948. Papà, che

forniva corrente elettrica a tutta la Campa-

nia, le faceva già guidare la sua auto non

ancora maggiorenne, quindi non poté op-

porre un rifiuto alla figlia prediletta. Sua

madre le disse “Vai piano e vinci”. Dina-

mica, sportiva, dotata di un carattere forte,

s’iscrisse alla Salerno-Cava dei Tirreni con

la sua Fiat Topolino, per una scommessa

con i tre fratelli che non la ritenevano ab-

bastanza veloce. Si allenò lungo le strade

della costiera amalfitana, vinse la classe e

sulle ali di questo successo continuò a ga-

reggiare. Passò ben presto alle 750 Sport,

con Taraschi, Urania e Giaur, ottenendo nel

1949 le prime vittorie di classe. In virtù del

suo aspetto minuto, i colleghi la chiamara-

no “pilotino”, anche perché da ragazzina

aveva praticato l’equitazione, e impararo-

no a rispettarla. Di aneddoti ce ne sono

tanti, anche quello legato alla possibilità

di correre con licenza egiziana, tanto da

SOPRANNOMI NATA “ I L P I L OT I NO ” E ’ STATA LA PR IMA DONNA A CORRERE I N UN GRAND PR I X D I F . 1 NE L 1 958

T E ST IMON I AL D ’ E CC E Z I ONE : MAR I A T ERE SA D E F I L I PP I S

aver già pronto il casco con la bandiera,

ma alla fine Maria tenne quella italiana. Nel

1954 acquistò una Osca 1100 e con questa

disputò il Campionato Italiano, vincendo

la Corsa del Redentore. Il titolo avrebbe

potuto essere suo, ma durante la Cagliari-

Sassari-Cagliari, ebbe il suo primo grave

incidente: uscì di strada a causa delle balle

di paglia scaraventate in aria da due con-

correnti che la precedevano, e che all’e-

poca delimitavano i bordi del percorso.

Nell’incidente perse quasi completamente

l’udito dall’orecchio sinistro. ll “pilotino” in

carriera conobbe altri incidenti seri, oltre

a quello già narrato, dai quali uscì miraco-

losamente salva. Alla 1000 Km di Buenos

Aires era prima di categoria e quarta asso-

luta: uscendo di strada per evitare un con-

corrente più lento, volò fuori dall’abitacolo

e ricadde in pista fratturandosi un braccio.

Foto Maserati

I l Pe r s o n a g g i o