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KERB 1.13

500 Miglia del 1946, la Scuderia Milan schierò una 8CL

per Villoresi e una 4CL per Varzi, che purtroppo non

riuscì a qualificarsi. Quest’ultimo era al rientro nelle

corse dopo la guerra, ma soprattutto dopo un perio-

do molto turbolento a causa della contrastata relazio-

ne con Use Haubach - moglie di Paul Pietsch - e del

prolungato uso di morfina che stava distruggendo

entrambi. Villoresi avrebbe potuto vincere, se si consi-

dera che nonostante le quattro soste per interventi

vari, concluse al settimo posto. La ricostruzione

dell’Autodromo di Monza, offriva su un piatto d’ar-

gento la possibilità di creare una struttura ad hoc dove

disputare questo tipo di eventi. Fu così che nel 1955

l’Automobile Club d’Italia e i responsabili del circuito,

grazie anche ai finanziamenti della Cariplo, rinnovaro-

no tutto il manto della pista ed iniziarono a costruire un

nuovo anello ad alta velocità con curve sopraelevate.

L’Autodromo di Monza così riacquistò la sua forma ori-

ginale, quella del 1922, sebbene le curve sopraelevate

avessero un banking molto più accentuato. Nel 1956

veniva deliberata l’istituzione di una nuova competi-

zione da svolgersi sull’anello ad alta velocità, la “500

Miglia di Monza - Trofeo dei Due Mondi”, messo in

palio dalla Lotteria di Monza, che si sarebbe svolta il

29 giugno 1957. Purtroppo però, la prima edizione del-

la corsa non ebbe il successo auspicato, perché era

ancora troppo vivo il clamore per l’incidente di De

Portago in occasione della 24a edizione della Mille

Miglia. Il pilota spagnolo perse il controllo della sua

vettura in seguito allo scoppio di una gomma mentre

transitava a circa 290 km/h nei pressi di Guidizzolo. La

morte sua e del co-pilota e di dieci spettatori travolti

dal veicolo, sancirono la fine della storica manifesta-

zione. La tragedia lasciò il segno, e molte case prefe-

rirono rinunciare a partecipare alla prova di Monza:

Ferrari, BRM e Gordini su tutte - mentre gli americani

arrivarono al gran completo. La Maserati iscrisse due

vetture per Jean Behra, una 250F e una 450S, ma dopo

aver constatato il giovedì la mancanza di competitività

con gomme Firestone da utilizzare per adeguarsi ai

regolamenti USA e al tracciato, ritirò l’iscrizione. Jim-

my Brian e la sua Dean Van Lines Special vinsero due

manches su tre e si aggiudicarono la competizione ad

una media generale di 257,594 km/h, con giro più ve-

loce a 282,809 km/h. Gli organizzatori decisero quindi

di riproporla l’anno seguente, scegliendo di farla di-

sputare nella stessa data, per dimostrare la volontà di

dare una cadenza annuale. In occasione della secon-

da edizione, i costruttori italiani decisero di partecipa-

re incentivati dal premio annuale stabilito dall’Auto-

mobile Club d’Italia, che spettava solo alle quelle case

che avrebbero partecipato alla 500 Miglia di Monza, al

G.P. d’Italia e ad almeno altre tre prove del Campiona-

to del Mondo di F.1. Gli americani si presentarono de-

cisi a dimostrare la loro superiorità tecnica. Gli occhi di

tutti erano puntati su Jimmy Bryan, grande protagoni-

sta l’anno precedente e vincitore della 500 Miglia di

Indianapolis. Le vetture made in USA montavano il

motore Offenhauser a 4 cilindri molto affidabile. Tutta-

via, la caratteristica che distingueva visivamente le

auto d’oltre oceano, era la presenza massiccia di ade-

sivi sulla carrozzeria. In questo contesto, anche un’altra

macchina si distingueva tra tutte quelle europee (di-

pinte invece con i colori della nazione) e si omologa-

va a quelle americane: la Maserati 420M/58. Questa

monoposto, verniciata nel colore bianco della Eldo-