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KERB 1.13
Debuttò nel G.P. di Siracusa, non valido per la serie iridata, classificandosi
5a, poi a Spa ottenne il 10° posto. Non fu comunque soddisfatta a causa del-
la poca competitività della vettura: “Mi piazzai al decimo posto, a due giri
dal vincitore Tony Brooks su Vanwall. All’arrivo ero furibonda per via della
macchina. E me andai. Solo che re Baldovino in tribuna d’onore continuava a
ripetere che mi voleva conoscere. Mi recuperarono in extremis. Il sovrano mi
tastò le braccia e disse che sembravano di ferro…” . A Reims il direttore di
gara Toto Roche non volle farla correre, dicendo che l’unico casco che ben
si adattava ad una donna era quello del parrucchiere: oggi di lei si ricordano
tutti, di Roche nessuno. Strinse un rapporto di vera amicizia con tanti colleghi:
da Tazio Nuvolari a fine carriera, a Juan Manuel Fangio, che si preoccupava
per lei come una figlia: diceva che andava troppo forte e che prendeva trop-
pi rischi. Maria usava l’auto con la quale l’asso argentino aveva vinto il titolo
l’anno prima. Jean Behra fu suo mentore e sostenitore, tanto da costruire ap-
positamente una monoposto Porsche per lei. In definitiva il suo palmares con-
ta oltre 100 gare in 11 anni di attività. Nel G.P. d’Italia del 1958 arrivò a occupare
la 4a posizione e a essere l’unico pilota italiano ancora in gara. Si ritirò a 12 giri
dal termine per noie meccaniche, ma fu classificata 8a. Nel ’58 disputò tre G.P.
validi per il Mondiale: Belgio, Portogallo (con la Scuderia Centro-Sud), Italia.
A Monaco non riuscì a qualificarsi, al pari di Bernie Ecclestone (nell’unico suo
tentativo come pilota in F.1 con una Connaught); partirono 16 piloti sui 31 iscrit-
ti e Maria stabilì il 22° tempo, davanti a Cabianca, Chiron, Ecclestone, e altri.
Anche nel 1959 disputò le qualifiche al Gran Premio di Monaco al volante del-
la Behra-Porsche. Si ritirò dalle corse poche settimane dopo, quando l’amico
Behra trovò la morte nelle prove del G.P. di Germania, con la monoposto
che avrebbe dovuto guidare proprio Maria. Behra aveva rotto il suo rappor-
to con la Ferrari e aveva chiesto alla de Filippis di poter correre lui all’Avus
con quella macchina. Anche la scomparsa di Luigi Musso, avvenuta a Reims
l’anno prima, fu per lei un duro colpo. Fu Musso che nel ’48 le insegnò molti
“trucchi del mestiere” e con il pilota romano Maria ebbe un “affaire”. Nel 1960
conobbe un ingegnere austriaco a St. Anton, si sposò ed ebbe una figlia. Le
corse per lei passarono nel dimenticatoio, fino al ’79, quando con il marito
Theo Husheck, aderì al “Club International des Anciens Pilotes de Grand Prix
F.1” diventando vice-presidente nel ‘97. Vive nei pressi di Bergamo.
(a. citt.)
Nelle foto, alcune sequenze del G.P. Di
Monaco 1958. In apertura, passa davan-
ti all’Hotel de Paris. Sotto, è con Fangio
e Behra. A lato, è al volante della Ma-
serati 250F e poi ai box, sempre a Mo-
naco. Sopra, serata di gala con Nuvo-
lari e presentazione al pubblico prima
di una corsa. Una foto di oggi, mentre
firma la sua vettura. Il manifesto pubbli-
citario con la campagna che l’ha vista
testimonial e il sito del Financial Times.
©GrandPrixPhoto




