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rado, portava per la prima volta in Europa,
colore e logo dello sponsor e venne affi-
data a Stirling Moss, ex-pilota Maserati in
F.1. Anche il re dell’automobilismo, quel
Juan Manuel Fangio che proprio l’anno
precedente aveva regalato alla Casa del
Tridente il titolo mondiale di Formula 1, si
iscrisse al volante di una Dean Van Lines
Special ufficiale, ma dopo aver stabilito il
terzo tempo in prova, in pratica non corse
per la rottura del motore. Pochi giorni
dopo, a Reims, deciderà di ritirarsi definiti-
vamente dalle gare. Tra i piloti al via con
macchine continentali, a parte Moss su Ma-
serati, c’erano Mike Hawthorn, Luigi Musso
e Phil Hill con due Ferrari a disposizione,
dotate di motori V12 4.2 litri e Dino V6 3 litri,
oltre a Harry Schell con quella della Scude-
ria Nart di Luigi Chinetti, e a Masten Grego-
ry su Jaguar D-Type della Ecurie Ecosse. Le
prime prove furono un successo per i loca-
li, soprattutto grazie alla pole position con-
quistata da Musso, alla media di 281,077
km/h, ma la prima manche la vinse Jim
Rathmann su Zink Leader Gard Special a
269 km/h di media. Solo Bryan, secondo
classificato, riuscì a concludere la gara nel-
lo stesso giro del vincitore, mentre Veith e
Moss (4°) tagliarono il traguardo doppiati.
Nella manche successiva, La media oraria
sul giro, superiore rispetto a quella di In-
dianapolis, la tenacia ed il coraggio dei
piloti impegnati sul tracciato stavano entu-
siasmando gli spalti. Mentre Rathmann al-
lungava sugli inseguitori, Musso - nuova-
mente in difficoltà a causa dei gas di
scarico - cedeva la vettura a Phil Hill. Al
volante della Zink Leader Card Special,
Rathmann andò a conquistare anche la se-
conda frazionee tagliando il traguardo da-
vanti a Veith, Bryan, Ruttman e Moss (5°). La
terza e ultima corsa, vide ancora Rathmann
davanti a Bryan e Bob Veith ma al ventesi-
mo giro, la gara di Veith rischiò di trasfor-
marsi in tragedia, quando una delle ruote
anteriori si sfilò in piena sopraelevata. La
bravura del pilota, unita ad una grande
dose di fortuna, consentì all’americano di
mantenere la monoposto in equilibrio sul-
le tre ruote e di riportare la vettura alla
base della curva. Diverso, invece, fu il de-
stino di Moss: sulla sua 420M/58, si ruppe il
comando dello sterzo e la sua Maserati
terminò la corsa contro il guard-rail. Con
l’impatto, si spensero per Moss le speran-
ze di concludere la corsa al terzo posto
assoluto e fu classificato settimo. Musso,
invece, con la collaborazione di Mike Haw-
thorn e Phil Hill, si classificò al terzo posto
nella graduatoria assoluta. Il podio del pi-
lota romano rimane l’ultimo risultato di
prestigio da lui conquistato, dal momento
che una settimana più tardi perderà la vita
sul circuito di Reims, facendo decidere a
Fangio di smettere. Scontata l’inesperienza
specifica delle vetture italiane in questa
configurazione racing, le monoposto statu-
nitensi accusarono sulla velocissima pista
soltanto problemi di pneumatici, mentre i
robusti telai assorbirono senza fatica le du-
rissime sollecitazioni provocate dalla forza
centrifuga. Nonostante il successo in termi-
ni di pubblico e spettacolo, la 500 Miglia di
Monza non si ripagò finanziariamente e
non ebbe seguito negli anni a venire. La
420M/58, invece, non terminò la sua carrie-
ra agonistica ma, sulla base delle indica-
zioni raccolte in gara, venne modificata
dalla carrozzeria Gentilini che tolse la pin-
na posteriore, per essere iscritta alla 500
Miglia di Indianapolis 1959, questo volta ri-
dipinta di rosso, mantenendo comunque
lo sponsor Eldorado. Era infatti l’unica vet-
tura straniera iscritta. Problemi di alimenta-
zione e la poca esperienza del pilota gen-
tleman
Ralph
Liguori
(nessuna
qualificazione a Indy dal ’59 al ‘68) costaro-
no la mancata qualificazione con il 36° tem-
po (gli ammessi al via sono 33). Peccato,
perché con un professionista sarebbe sta-
to diverso. Ma questa è un’altra storia.
L’auto, ripristinata nella livrea originaria
bianca, appartiene alla Collezione Panini.




