41
KERB 1.14
L
ászló è nato a Tallinn da madre russa e padre un-
gherese. E’ alto 1 metro e 70 al massimo e nono-
stante indossi l’uniforme da barista-portiere di un
hotel di lusso, si vede la struttura fisica tipica di
quelle persone a cui non andresti a dire “sei sce-
mo”. E’ gentile e sorride sempre, ma sotto la col-
tre fatta di modi concilianti e accoglienti si perce-
pisce la freddezza. Sarà la postura. Sarà il grido rauco e
profondo capace di incrinare una roccia che ci ha indirizzato
quando, pochi minuti prima, eravamo in strada e stavamo, in-
consciamente, per entrare in un vicolo dove evidentemente
non si può. László sembra duro come il titanio. Buona memo-
ria, capacità di osservare e intuito sono grandi doti. Mi vanto
di averne almeno un po’, le metto tutte e tre insieme ed entro
quattro minuti dall’inizio della conversazione raccolgo la fac-
cia tosta e il coraggio per quanto posso, e certamente i due
Vana Tallinn che ho bevuto aiutano, e gli faccio la domanda
che mi balena in testa dall’istante in cui si è presentato. Sei una
specie di poliziotto o ex-militare, vero? Mi aspetto un pugno
nello stomaco. Mi aspetto un colpo secco alla trachea di quel-
li che ti fermano il respiro come nei film. Mi aspetto una testa-
ta. Ricevo un “sì”. “Forze speciali” precisa László. Butto giù un
altro Vana Tallinn e rifletto sul fatto che per la prima volta nella
mia vita ho stretto la mano ad una persona che probabilmen-
te ha ucciso qualcuno. Sempre che la storia delle forze specia-
li sia vera. Non è che abbia tempo di pensarci perché László
nel frattempo ci serve il quarto Vana Tallinn, forse quinto, della
serata. Vana Tallinn (in estone Vana significa vecchia, antica) è
un liquore tipico di, l’avete indovinato, Tallinn. È simile al Coin-
treau, se proprio dobbiamo trovare un paragone, ma più al-
colico e leggermente meno dolciastro. László ci chiede da
dove veniamo e pare seriamente impressionato, positiva-
mente s’intende, quando gli diciamo che siamo venuti dall’Ita-
lia in auto. Ci sono due argomenti che mi sento di dover af-
frontare con un ex agente delle forze speciali mentre lui mi
serve da bere e io bevo. Uno. Le donne. Due. La lingua russa
e l’eredità lasciata dall’Unione Sovietica. László sa dove vo-
glio andare a parare. Pensate di aver visto donne belle in vita
vostra? È niente paragonato a quelle che si trovano nelle tre
repubbliche baltiche, Lituania, Lettonia e Estonia. A circa 200
km a est di Tallinn esiste una città chiamata Narva. A Narva esi-
ste un fiume dello stesso nome che sfocia nel Mare Baltico. Il
fiume Narva è attraversato da un ponte. Dall’altra parte del
ponte siete in Russia. Narva è universalmente considerata la
città con la maggiore “produzione”, consentitemi il termine, di
belle donne al mondo. Mi dice László. La questione dell’in-
fluenza dell’Unione Sovietica, invece... László ripete di sentirsi
molto più russo che europeo, mentre ci serve un Vana Tallinn
e sostiene, fisicamente, un suo collega ubriaco che nel frattem-
po sta continuando a bere e non si regge in piedi. Dopo lo
smembramento dell’U.R.S.S. le tre piccole repubbliche balti-
che sono rimaste dimenticate in un limbo, ignorate un po’ da
tutti. Adesso si stanno lentamente europeizzando. Le vecchie
generazioni parlano russo ma i giovani studiano inglese e
spesso dimenticano quel poco di russo che i nonni tentano di
insegnar loro. Non sono mai stato in Russia, ma Tallinn mi ricor-
da tantissimo Innsbruck, Bregenz e anche Monaco di Baviera.
L’aria che si respira è decisamente europea. Complice, presu-
mo, il grande afflusso di turisti occidentali (italiani onnipresenti
nelle strade del centro storico) che si fermano qua come tap-
pa obbligatoria delle crociere che passano da queste parti.
L’Estonia è certamente la più famosa o per meglio dire l’unica
delle tre nota ai più. E scommetto che molti di noi, mappa-
mondo alla mano (senza nomi scritti sopra), non saprebbero
dire quale dei tre piccoli staterelli sia l’Estonia. Avevamo pro-
grammato questo viaggio mettendo un mirino simbolico su
Tallinn come punto più a nord raggiungibile in Europa via ter-
ra, senza entrare in Russia. Avevamo considerato Praga e Var-
savia come tappe fondamentali. La cavalcata autostradale
verso l’Italia attraverso Svezia, Danimarca e Germania, come
affascinante alternativa al percorrere le stesse strade dell’an-
data in senso opposto. Avevo sognato nella mia testa un dia-




