rio giornaliero da trasformare in articolo, una volta tornato. E da nessuna parte nei
mesi di progettazione e di itinerari e programmi e mappe e prenotazione di hotel
e consultazione di guide turistiche, avevo considerato László. E soprattutto in nes-
sun modo avrei potuto immaginare che, oltre alla crociera di 17 ore sul mare di
Finlandia da Tallinn a Stoccolma, i luoghi in assoluto più interessanti non li avremmo
trovati nell’inflazionata Praga o nella sempre più moderna Varsavia o nei tanti am-
mirati paesi Scandinavi, ma in Lituania e Lettonia. La Lettonia è conosciuta nella
nostra parte d’Europa per due cose. La bellezza delle donne, ovviamente, e i TIR
che puntualmente affollano le nostre autostrade trasportando latte o mucche o
armi nucleari o qualunque cosa sia importabile dalla Lettonia. Eh già. Avete pre-
sente il TIR targato LV che la scorsa settimana in autostrada vi ha tagliato la strada
per superare, facendo i 75 chilometri orari, un altro tir targato sempre LV che faceva
i 74 chilometri orari? Esatto. Ma la Lituania?! Potreste tagliare in due il mondo da
nord a sud e da est a ovest. Visitare le metropoli più cosmopolite e i paradisi fisca-
li più prominenti nella lista nera, la black list. Potreste andare in USA, Canada, Cina,
Russia, Africa e visitare ogni singola capitale europea dell’ovest senza incontrare
una persona di nazionalità Lituana, a meno che non andiate davvero in Lituania. E
dovreste perché Kaunas è una gemma nascosta in mezzo all’Europa. Se siete fra
quelli che amano le statistiche, i fatti e i trivia; posso snocciolarvi due info così su
due piedi riguardo alla repubblica baltica dalla bandiera gialla, verde e rossa. Ini-
ziamo col dire che la nazionale lituana di basket è tra le più forti d’Europa e quarta
nel ranking mondiale (dopo U.S.A., Spagna e Argentina) e che il suo giocatore più
rappresentativo Šar
ū
nas Jasikevi
č
ius gode di tutta la mia stima per essere stato
sposato con la modella israeliana Linor Abargil. Sapete cos’è l’ease of doing busi-
ness index? È un indice, o classifica per chiamarla col suo nome. È stata creata dalla
World Bank e prende in esame vari fattori in 189 paesi in tutto il mondo. 9.600 tra
funzionari governativi, avvocati, consulenti finanziari e professionisti della contabi-
lità stilano la graduatoria, in base a quanto sia semplice in ogni determinato paese
aprire e gestire un’attività. Vengono considerate tasse, burocrazia, semplicità
nell’ottenimento di credito, permessi edilizi e installazioni di linee di gas e luce e
acqua, trasparenza e in generale rapidità nello sbrigare la burocrazia. Le cartacce
iniziali per intenderci. La Lituania occupa il 17° posto. Troviamo la nostra Italia, giusto
per fare un paragone, solo al 65° posto preceduta, tra gli altri, da Samoa, Bulgaria,
Botswana, Rwanda, Macedonia e Bahrain. Kaunas è una città con 378.000 abitanti
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ed è il centro industriale e commerciale della Lituania. E si vede. Le stradine del
vecchio centro storico sono costellate di negozi, bar e lituane bionde. Il patrimo-
nio culturale e artistico non ha niente da invidiare ai migliori borghi italiani. La chie-
sa di San Francesco Saverio ad esempio, anche se è stata ovviamente più volte
ristrutturata negli anni, è datata 1666. Ironico, se ci pensate. Ho paura di dover con-
traddire il mio nuovo amico László, anche se so che se fosse qui mi colpirebbe con
una mossa letale di Krav Maga o qualcosa del genere, ma non sono state le donne
di Tallinn né Kaunas ad aver maggiormente lasciato un segno nel nostro viaggio.
Né l’appartamento di Praga dove con i miei compagni di viaggio abbiamo inven-
tato Passport-Pingpong (ping pong utilizzando il passaporto aperto alla pagina
della foto come racchetta). Né Varsavia che è stata resa particolarmente mistica e
bella dalla pioggia fine (e a tratti fitta) che cadeva. Neanche la crociera, per quanto
divertente con la discoteca sul ponte della nave. Né Stoccolma. Né Copenhagen.
Malmö, conosciuta principalmente come città natale di Ibrahimovic e principale
porto svedese, collegamento con la Danimarca. Neppure il tunnel stradale subac-
queo che collega Svezia e Danimarca. Nemmeno Friburgo. Tutto bello. Emozio-
nante. Intenso. Divertente. Epico. Memorabile. Non è stata neppure la Renault
Mégane Coupé bianca. La media sportiva (segmento C) della casa francese rile-
vatasi eclettica e affidabile. Adatta a ogni situazione. Con il suo 1,5 litri diesel da 110
cavalli e i grintosi cerchi neri, ha affrontato bene le Autobahn tedesche, così come
le strade terribili e dissestate che portano dalla Polonia alla Lituania. E’ comoda,
parca nei consumi e ora, dopo il restyling avvenuto a inizio anno che ha modifica-
to soprattutto la parte frontale, si ripropone con una veste nuova. Sì, la nostra fede-
le compagna di viaggio si è comportata egregiamente. Dimenticando tutto quan-
to vissuto fino a quel momento, ciò che mi è rimasto più impresso è stato però il
Nürburgring, l’inferno verde. Nella Nordschleife, la parte del ‘Ring chiusa alla F1 da
anni e adibita a uso pubblico, previo pagamento del biglietto, ho visto cose che
noi umani non siamo abituati a vedere. Sul leggendario circuito automobilistico
abbiamo girato con una VW Polo GTI, una Suzuki Swift Sport e con la nostra Re-
nault Mégane Coupé. Una Honda S2000 targata Varese ha affrontato una curva in
drift sfiorando di 20 centimetri il nostro paraurti. E al parcheggio della biglietteria
due iper-modelle tedesche, una bionda e una mora, vestite a festa e col tacco,
sono emerse dall’abitacolo corsaiolo di una Porsche 911 GT3 RS. Ecco, queste sì
sono cose che segnano indelebilmente noi poveri appassionati di auto…




